La manifestazione
Quando anche morire è un lusso
Maria Lardara
Chi vuole utilizzare le cappelle del commiato deve pagare
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Se le vuoi, te le devi pagare. Devi alzare la cornetta, chiedere di spostare la salma dall'ospedale e portarla alla sede delle associazioni di volontariato (Misericordia, Croce d'oro e Pubblica Assistenza), e poi finalmente pregare in santa pace su ciò che resta del proprio caro. Quando morire diventa un lusso.
Soprattutto da quando le cappelle di commiato dell'ospedale rimangono chiuse. Non funziona così per le strutture di Careggi e Pistoia, munite di salette per l'esposizione dei defunti (sanità pubblica o no, a Firenze si spendono anche 100 euro al giorno, a fronte di una tariffa media di 50 euro pagata invece a Prato per il tramite delle associazioni). «Non risulta che l'ospedale abbia l'obbligo di tenere dentro le cappelle del commiato», puntualizza Joseph Polimeni, direttore sanitario di Asl 4.
Qualcuno in città però la mancanza di quelle sale messe a disposizione dall'ospedale l'avverte. Fosse solo per una questione di comodità: per i parenti dei defunti sarebbe più comodo sfruttare l'ampio parcheggio dell'ospedale prima di recarsi a dare l'estremo saluto al defunto. E la battaglia per riportare in ospedale le cappelle del commiato passa dai banchi del consiglio comunale. «C'è gente che di questi tempi non ha nemmeno i soldi per farsi le analisi - denuncia il consigliere Pdl Luciano Gestri, ex dipendente Asl - Ho raccolto numerose lamentele di familiari di persone decedute in ospedale, costrette a usufruire delle sale di esposizione delle associazioni di volontariato. In questo modo i parenti devono pagare la quota di sosta prima della sepoltura. Non è accettabile nemmeno il pagamento di 50 euro quando per la cittadinanza l'Asl dovrebbe dare un servizio dalla nascita alla morte». La sua interrogazione approderà in consiglio comunale. E non a caso. Perché Gestri vuole vederci chiaro e capire quali siano le competenze di Asl e Comune in questa faccenda.
Nel tentativo di sbrogliare la matassa, si scopre così il piccolo business che ruota intorno alle onoranze funebri per l'esposizione delle salme. «E come la mettiamo con chi vive da solo o con chi è indigente?» s'interroga Gestri. Pasticcio gestione. A furia di proroghe, dal 1998 al 2009 la Croce d'oro (priva di proprie sale del commiato, ora in fase di costruzione nella sede di via Niccoli) si occupò delle cappelle dell'ospedale. «L'esposizione era gratuita con rimborso di 50 euro», fanno sapere dalla Croce d'Oro. Qui stava l'equivoco. Tanto che nel 2008 il regolamento comunale di polizia mortuaria riconobbe l'incompatibilità di questo tipo di gestione affidata a un'impresa funebre.
La convenzione così decadde. Nuovo ospedale, niente cappelle. «L'esposizione delle salme per le famiglie non è prerogativa specifica degli ospedali per acuti - ribatte Polimeni - La convenzione, del resto, rendeva le sale a uso esclusivo della Croce d'oro. Come ospedale non abbiamo mai avuto cappelle proprie»: il discorso di Polimeni non fa una piega (qualcuno però deve aver pur gestito le cappelle ospedaliere prima dell'affidamento alla Croce d'oro). E, doccia fredda per il consigliere Gestri, spazio queste non avranno neanche nel nuovo ospedale a Galciana. «Rispettiamo gli indirizzi del Comune - fa notare Polimeni - stiamo parlando del resto di una funzione che compete all'amministrazione». L'ultima parola dunque spetta al Comune.
Soprattutto da quando le cappelle di commiato dell'ospedale rimangono chiuse. Non funziona così per le strutture di Careggi e Pistoia, munite di salette per l'esposizione dei defunti (sanità pubblica o no, a Firenze si spendono anche 100 euro al giorno, a fronte di una tariffa media di 50 euro pagata invece a Prato per il tramite delle associazioni). «Non risulta che l'ospedale abbia l'obbligo di tenere dentro le cappelle del commiato», puntualizza Joseph Polimeni, direttore sanitario di Asl 4.
Qualcuno in città però la mancanza di quelle sale messe a disposizione dall'ospedale l'avverte. Fosse solo per una questione di comodità: per i parenti dei defunti sarebbe più comodo sfruttare l'ampio parcheggio dell'ospedale prima di recarsi a dare l'estremo saluto al defunto. E la battaglia per riportare in ospedale le cappelle del commiato passa dai banchi del consiglio comunale. «C'è gente che di questi tempi non ha nemmeno i soldi per farsi le analisi - denuncia il consigliere Pdl Luciano Gestri, ex dipendente Asl - Ho raccolto numerose lamentele di familiari di persone decedute in ospedale, costrette a usufruire delle sale di esposizione delle associazioni di volontariato. In questo modo i parenti devono pagare la quota di sosta prima della sepoltura. Non è accettabile nemmeno il pagamento di 50 euro quando per la cittadinanza l'Asl dovrebbe dare un servizio dalla nascita alla morte». La sua interrogazione approderà in consiglio comunale. E non a caso. Perché Gestri vuole vederci chiaro e capire quali siano le competenze di Asl e Comune in questa faccenda.
Nel tentativo di sbrogliare la matassa, si scopre così il piccolo business che ruota intorno alle onoranze funebri per l'esposizione delle salme. «E come la mettiamo con chi vive da solo o con chi è indigente?» s'interroga Gestri. Pasticcio gestione. A furia di proroghe, dal 1998 al 2009 la Croce d'oro (priva di proprie sale del commiato, ora in fase di costruzione nella sede di via Niccoli) si occupò delle cappelle dell'ospedale. «L'esposizione era gratuita con rimborso di 50 euro», fanno sapere dalla Croce d'Oro. Qui stava l'equivoco. Tanto che nel 2008 il regolamento comunale di polizia mortuaria riconobbe l'incompatibilità di questo tipo di gestione affidata a un'impresa funebre.
La convenzione così decadde. Nuovo ospedale, niente cappelle. «L'esposizione delle salme per le famiglie non è prerogativa specifica degli ospedali per acuti - ribatte Polimeni - La convenzione, del resto, rendeva le sale a uso esclusivo della Croce d'oro. Come ospedale non abbiamo mai avuto cappelle proprie»: il discorso di Polimeni non fa una piega (qualcuno però deve aver pur gestito le cappelle ospedaliere prima dell'affidamento alla Croce d'oro). E, doccia fredda per il consigliere Gestri, spazio queste non avranno neanche nel nuovo ospedale a Galciana. «Rispettiamo gli indirizzi del Comune - fa notare Polimeni - stiamo parlando del resto di una funzione che compete all'amministrazione». L'ultima parola dunque spetta al Comune.
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