Il Tirreno

Prato

Gli artigiani non vogliono passare la mano

Ba.Bu.
Anselmo Potenza
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Anselmo Potenza

«Parliamo dei contenuti e degli obiettivi, può essere un'opportunità per il distretto»

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 PRATO. La Prato che produce si presenta più compatta di fronte all'accordo della Regione con la Cina per la realizzazione di un centro per la ricerca tessile. Dopo l'apertura degli industriali, anche gli artigiani si dicono disposti a discutere la proposta. Non sono infatti d'accordo a lasciar perdere dopo che il presidente della Regione Enrico Rossi ha detto chiaramente che se il centro non si farà a Prato si farà altrove. «Una chiusura a priori non ci porterà a nulla - afferma Luca Giusti, presidente di Confartigianato - Prima di dire no, cerchiamo di chiarire meglio quali sono i contenuti dell'accordo che per adesso è soltanto un protocollo d'intesa. Questo significa capire anche quali finalità si pone: faccio un esempio, se lo scopo fosse la ricerca per lo sviluppo di un tessuto ad alto contenuto tecnologico mai realizzato altrove? In questo caso sarebbe una grande opportunità per il nostro distretto. Tuttavia, non sapendo ancora bene di cosa si tratta conviene aspettare di capirne di più. Cerchiamo nel frattempo di porci degli obiettivi, tra i quali sarebbe importante sviluppare le potenzialità che può offrire un rapporto di collaborazione con la Cina in termini di formazione di coloro (manager d'azienda) che vorrebbero sfruttare le opportunità del mercato cinese». Sulla candidatura del Creaf a involucro del centro di ricerca, Giusti nutre molte perplessità: «Vorrei che quello di Rossi fosse un accordo che prescindesse dal centro di ricerca a cui sta lavorando la Provincia, altrimenti ci sarebbe da dubitare seriamente della validità del Creaf».  Pronto ad aprire una discussione anche Anselmo Potenza di Cna. «Se sarà o meno un'opportunità per Prato dipenderà dalla nostra capacità imprenditoriale di mettere in campo progetti - dice - Certamente l'accordo merita di essere discusso, gli atteggiamenti pregiudiziali non servono alla città. Potrebbe anche essere l'occasione per far emergere la parte migliore dell'imprenditoria cinese: valutiamolo, non ci possiamo permettere il lusso di perdere un'altra occasione».

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