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Cenni: «Conoscenze contro produzione»

Cenni: «Conoscenze contro produzione»

Il sindaco rilancia sul centro di ricerca. Gestri: «Riflettiamo prima di rinunciare»

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PRATO. Centro di ricerca italo-cinese: il sindaco Roberto Cenni rilancia. Il presidente della Provincia Lamberto Gestri chiede di capire bene di cosa si tratti. Tocca alle istituzioni interrogarsi sulla proposta del presidente Rossi. Una palla lanciata in centrocampo che spetta a Prato a calciare. Esplicito il presidente della Regione: il centro italo-cinese si farà, decida la città se lo vuole o no. Altrimenti nascerà da qualche altra parte. Punto. Cenni non nasconde qualche perplessità. 

«Bisogna chiedere agli imprenditori del distretto che ne pensano e allinearsi a quelle che sono le loro decisioni - dice - In tanti si sono salvati in questi anni difficili attraverso piccole innovazioni nella creazione del loro prodotto. Nulla di sconvolgente - continua - perchè l'ultima invenzione che rivoluzionò il mercato del tessile fu la microfibra che risale a trenta anni fa, ma comunque utili a reggere un mercato globalizzato. Se la joint-venture con la Cina deve significare cedere le nostre conoscenza, beh si può fare peggio che meglio, visto che comunque le industrie cinesi continueranno a produrre a costi decisamente inferiori rispetto ai nostri». 

Una parte significativa di imprenditori pratesi - e tra questi il presidente degli industriali Riccardo Marini - sulla possibilità di creare un centro di ricerca sinergico Italia-Cina si è già espressa bocciandolo senza riserve.  Una posizione che però non convince il presidente della Provincia Lamberto Gestri secondo il quale «al di là delle posizioni uscite sui mezzi di comunicazione, ho raccolto, in questi giorni, anche da parte di molti industriali, la volontà di approfondire il tema. Sanno, infatti, che avviare un rapporto stabile con uno dei colossi dell'economia mondiale può dare frutti anche dal punto di vista di scambi commerciale».  Prima di ogni altra questione per Gestri «è necessario capire bene quali siano esigenze e necessità della controparte cinese. Fatta salva la decisione - continua il presidente - di dare l'ok per la realizzazione del centro a Prato. Prima di rinunciare a un'occasione simile infatti - aggiunge - credo ci si debba riflettere bene».  Capire contenuti, percorso e progetto, secondo Gestri, anche per decidere - se Prato accetterà l'idea di avere sul proprio territorio il centro - dove collocarlo. «Il Creaf potrebbe essere un'idea - dice Gestri - Ma è anche vero che, se per essere funzionale, il centro dovrà avere metrature molto grandi, il Creaf potrebbe non essere sufficiente. In questo caso bisognerà guardarsi attorno perchè di immobili industriali dismessi a Prato ce ne sono tanti». 

Dubbioso, Cenni, sull'uso del contenitore del Creaf. «Che è una di quelle cose - polemizza - create senza sapere come poi portarle avanti. E' successo con Interporto che è ancora in attesa di decollare, è accaduto con il Creaf. Operazioni avviate senza una finalità tracciata».  Ma sul centro di ricerca italo-cinese una proposta la lancia: «Si vuole fare? Bene, allora ribaltiamo la questione. Si può dire di sì alla ricerca congiunta nel settore del tessile ma anche in altri, se poi c'è una ricaduta: la garanzia che la produzione, da parte delle imprese cinesi, avvenga nel nostro distretto: conoscenze in cambio di produzione. Così finalmente - conclude Cenni - nel distretto potremo avere le loro imprese sane».

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