Il Tirreno

Prato

L’IMPRENDITORE CHE VA IN CINA

«Aver paura non ci salverà»

Maria Lardara

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 PRATO. Sofisticati software pratesi all'ombra della Grande Muraglia. Tecnologie di casa nostra che aiuteranno a salvare tanti malati di cuore dall'altra parte del mondo. Così da Prato la piccola impresa prova a sfidare il gigante dell'economia mondiale con gli occhi a mandorla. E mentre nel distretto si litiga sulle opportunità o meno legate al centro di ricerca sino-toscano caro al governatore Enrico Rossi, intanto un'azienda pratese ha fiutato odor di business nella missione in programma in Cina a novembre, sotto l'egida di Toscana Promozione. Non ha ancora la valigia pronta per partire insieme a tante altre realtà imprenditoriali di successo toscane ma Paolo Olmi, uno dei soci della Computer House srl di viale della Repubblica, ne parla come se il viaggio fosse imminente. Ha alle spalle 25 anni di esperienza con l'informatica spesa al servizio dell'industria tessile ma in Cina porterà il top della tecnologia applicata al settore della sanità.  Olmi, come giudica il dibattito in corso che vede contrapporsi tanti imprenditori pratesi alla Regione sul centro di ricerca da realizzare in città?  «Non ci salverà la paura della Cina. Mentre noi stiamo a discutere, laggiù c'è un'economia che cresce ogni giorno di più. E sul progetto del centro di ricerca: senza entrare nel merito, dico solo che di solito a Prato viene scartato tutto a priori senza analizzare i contenuti».  Qual è la carta che giocherete in Cina?  «Insieme a Microsoft abbiamo messo a punto un prodotto rivoluzionario per il tessile. Ma il progetto che ci sta a cuore è un altro, sviluppato insieme alla partnership e alle competenze di Tecnosistemi, altra azienda pratese, Cnr e Fondazione Monasterio. Servirà a gettare un ponte di collegamento tra gli ospedali toscani e quelli cinesi».  Dal tessile alla sanità. Vi state diversificando anche voi, insomma?  «Certamente. Parliamo di una tecnologia basata su un sistema di lavagne multimediali e videoconferenza che consentirà a un luminare della cardiochirurgia come Mattia Glauber dell'ospedale di Massa di fare formazione a distanza con i colleghi cinesi. Un sistema che per la prima volta abbiamo sperimentato e già adotatto per la sala operatoria dell'ospedale di Massa 7-8 mesi fa».

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