Sicurezza
Caro affitto, Dryphoto trasloca
Maria Lardara
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Unesposizione darte allinterno di Dryphoto Dopo 30 anni la galleria d'arte di Vittoria Ciolini lascia via Pugliesi
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PRATO. Era il 1981 quando la galleria Dryphoto prendeva casa in centro, in via Pugliesi. Esordì con un orario inusuale che fu subito accolto come una provocazione: apertura dalle 17 alle 24, per stuzzicare i pratesi con l'idea dell'arte dopo cena. E' il 2011 e dal salotto buono della città la galleria diretta da Vittoria Ciolini, una delle prime in Italia a credere nella fotografia come espressione dell'arte contemporanea, decide ora di andarsene. Colpa del canone di affitto che i proprietari hanno letteralmente quadruplicato nel fondo della centralissima via Pugliesi 23. E così dal 17 giugno un altro tassello andrà a comporre il puzzle di locali sfitti dentro le mura. «Tra l'altro il fondo in centro ben si prestava per esposizioni di arte contemporanea - fa notare Ciolini -. Siamo dispiaciuti, ma questa decisione fa capire dove stia andando la politica incontrollata degli affitti in centro». Ad andarsene stavolta non è l'ennesimo negozio. Il saluto di Dryphoto al centro storico significa la perdita di un pezzo di cultura, uno spazio espositivo che in questi anni ha portato la creatività in punta di obiettivo nel tessuto della città industrializzata, fuori e dentro i confini (era la filosofia di "Spread in Prato", progetto ideato da Dryphoto, che ha avuto più edizioni con il concorso di varie istituzioni), dando voce a grandi nomi della fotografia italiana e straniera. Un saluto, quello di Dryphoto, al centro storico ma non alla propria attività che proseguirà fiorente negli spazi di via delle Segherie 33/A, all'inizio di Chinatown dove ha lo studio il fotografo Andrea Abati, la vera anima di Dryphoto nonché fondatore nel 1977 dell'associazione prima ancora dell'apertura in via Pugliesi. La galleria trasloca dunque al di là di Porta Pistoiese, in una stradina secondaria tra via Cavour e via Orti del Pero. La prospettiva di produrre cultura in mezzo a tanti cinesi non dispiace, anzi. «Questo trasferimento per noi ha una forte valenza simbolica - sottolinea la direttrice Ciolini -. Andare a vivere su una linea di confine ideale in direzione Chinatown, per noi significa rivendicare un'apertura del centro storico verso la zona fuori dalle mura». Perché cultura è anche movimento. E "Moving" è la mostra work in progress che dal 18 maggio ha voluto raccontare i trent'anni dello spazio Dryphoto in trenta giorni, collocando via via le opere di artisti selezionati che hanno esposto dal 1981 a oggi (una quarantina, da Luigi Shirri a Andrea Abati, da Thomas Ruff a Francesca Woodman, da Gea Casolaro a Zheng Guogu, da Toshio Shibata e Sakiko Nomura solo per citarne alcuni). Decollò allora il progetto "Spread in Prato" a cura di Pier Luigi Tazzi, legato a nomi di artisti quali Sislej Xhafa, Shao Yinong & Muchen, Gea Casolaro, Zheng Guogu in mostra fino al 16 giugno. Altre fotografie sono esposte anche da Ozne Pub, Caffè Zero di via Garibaldi e alla Torre della buca in via Pugliesi. E per salutare la città Dryphoto organizza una serata per giovedì 16 giugno dalle 17 alle 24 (aperitivo alle 20) nella galleria di via Pugliesi: lo stesso orario con cui decisero di aprire nel lontano 1981.
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