Italia
Partigiani, repubblichini e polemiche
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Il deputato Pd Antonello Giacomelli Faccia a faccia tra i deputati Antonello Giacomelli, Pd e Riccardo Mazzoni, Pdl
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PRATO. Tentazione revisionista del centrodestra o no? Riccardo Mazzoni: Nel 2008, al secondo mese di legislatura, venne Lucio Barani che io conoscevo dai tempi della Federazione giovanile socialista e fece firmare a tutta la commissione Difesa la legge di istituzione dell'Ordine del tricolore. Dico la verità: mi sono accorto di quello che conteneva quando l'ho letto sul Tirreno. Purtroppo è così, e non posso nemmeno ritirare la firma perché quella proposta di legge è stata ritirata il 29 aprile 2009. Non avrei mai fatto questa battaglia, né mi sarei esposto, se fossi stato cosciente di aver messo la firma su una proposta che comprendeva benefici anche ai reduci di Salò. Antonello Giacomelli: Ti credo. Perché non dovrei? Tra l'altro non mi pare nemmeno una bella ammissione. Il fatto singolare di questa situazione è che il confronto, tutto pratese, sulla vicenda, altera il senso. Non è una discussione tra me e Riccardo Mazzoni. Perché, al di là della legge del 2008 che si riproponeva di equiparare esplicitamente chi aveva combattuto con la Repubblica sociale e chi era stato partigiano, la propensione alla revisione c'è in una parte del centrodestra. Dimostrata da più episodi: nel programma scolastico del ministro Gelmini era sparita la storia della Resistenza, poi Berlusconi se l'è presa coi libri di storia comunisti, infine la legge sull'Ordine del tricolore e ora questa, più raffinata. E' evidente che non è un fatto che si può tradurre nella rivalità tra due parlamentari della stessa città. E' un filone revisionista che esiste e non si scopre oggi. Penso che il ministro della Difesa La Russa sia uno degli esponenti di punta di questo modo di pensare. Mazzoni: Io però non appartengo a questo filone e ti sfido a trovare nel provvedimento attuale (la proposta di legge 2011 concernente le associazioni di interesse delle Forze Armate), qualsiasi riferimento all'equiparazione tra partigiani e combattenti di Salò. Giacomelli: Io la sfida la raccolgo. Abbiamo detto che la proposta di legge attuale apre la possibilità di riconoscimenti che non mettono limiti ai combattenti che, per esempio, fanno riferimento alla Repubblica sociale. Facciamo un passo indietro, perché c'è necessità di questa legge? Perché ad oggi il riconoscimento delle associazioni non è del ministero della Difesa ma in capo al ministero dell'Interno. Perché agli Interni? Perchè l'unica verifica ritenuta ammissibile su questa materia è quella che concerne l'ordine pubblico. Noi riconosciamo, sull'onda della proposta di legge, che è più normale che il riconoscimento alle associazioni combattenti sia in capo al ministero della Difesa. Punto. Ma con gli stessi requisiti di ora. Nel senso che la verifica deve riguardare unicamente i presupposti. Invece la proposta di legge è ambigua: teoricamente un'associazione che fosse per esempio l'Ordine del tricolore che mette un generico richiamo ai valori costituzionali delle Forze Armate nell'atto costitutivo, non ha motivo di non essere ammessa. Abbiamo sollevato la questione in commissione e l'onorevole Mazzoni ha correttamente risposto che avrebbe fatto passare un emendamento in aula. Secondo punto: il testo dice che le associazioni devono essere apolitiche. Fino ad apartitiche lo capisco anche io, ma la valutazione dell'apoliticità è straordinariamente più complessa. Il controllo sull'apoliticità, inoltre, sui programmi triennali e sull'attività delle associazioni, è messo in capo al ministro della Difesa. Oggi è la Russa e il che non depone per la tranquillità dell'esame, ma domani sarà un altro e doman l'altro, un altro ancora. Sempre di parte, però. Per questo noi abbiamo proposto di togliere l'invasività del controllo del ministro mettendo le associazioni, che ormai sono un portato storico, sotto l'ala di una parte terza: l'alto patronato della presidenza della Repubblica. Su questi punti abbiamo chiesto alla commissione Difesa di fermare il percorso, di correggere il testo, producendone uno condiviso. Ma la maggioranza ha ritenuto che fosse preferibile andare in aula: fermarsi avrebbe comportato tre, quattro mesi di stop, dopo un anno e mezzo di lavori. Io dico: questo è un Paese dove non si vara un provvedimento sul fisco, non si vara una legge per le imprese, non c'è una legge per le famiglie. Eppure non può sopravvivere tre mesi senza avere le legge sulle associazioni di combattenti. Mazzoni: Questa è una valutazione legittima ma non autorizza ad andare a sbandierare che questa legge equipara i partigiani ai combattenti di Salò. Rifaccio brevemente la storia del provvedimento del quale sono relatore, perché si è scelto il casus belli sbagliato. Allora: ci sono state dieci audizioni delle associazioni d'arma, si è fatto un lavoro istruttorio grandissimo, a cui il Pd ha partecipato, si arriva alla fase finale e Pd e Idv, presentano una serie di emendamenti. Accolgo quello nel quale si fa riferimento ai valori costituzionali dimostrando la volontà di rafforzare la barriera nei confronti di chi non risponde a questi valori. Giacomelli: E' la prova che la barriera non c'era. Mazzoni: C'era e lo sai. Non ne vengono presentati altri e mi chiedo il perché. Cosa succede? Che il giorno in cui in commissione si dà mandato al relatore per portare il provvedimento in aula vi siete presentati con un nuovo disegno di legge. L'ultimo giorno. A quel punto, contro il parere del mio capogruppo, ho dato una settimana di tempo per riflettere. Mi sono letto la vostra proposta di legge e ho notato che le cose nuove erano tre: togliere l'apoliticità e l'apartiticità e questa è una cosa, consentitemi, sulla quale sono contrario; l'alto patronato e l'inserimento di "legittimamente combattenti". Materie che potevano essere discusse con gli emendamenti. Giacomelli: Che problema c'era a fermare la legge per due mesi? Mazzoni: Anche una questione di correttezza nei rapporti parlamentari: se mi si presenta la proposta di sospensione all'ultimo momento può venire il sospetto che si voglia fermare la legge. Comunque la decisione di procedere è stata presa dal mio capogruppo con, parallelamente, la garanzia di far passare in aula il vostro emendamento. Non mi sembra, quindi, che ci fosse un clima di scontro frontale. Giacomelli: Questa tesi del complotto è la prima cosa fuorviante. Non è un confronto tra me e te. Mazzoni: Tu hai detto che questa legge è stata ispirata da La Russa e con La Russa io non c'ho mai parlato. Giacomelli: Non c'avrai parlato te. Ma ci sono cose evidenti: per esempio l'ossessione di La Russa per l'Anpi. Questa legge significa rivedere nel cerimoniale il ruolo dell'Anpi accanto alle formazioni combattentistiche, poter discutere di contributi sulla base della politicità. In sintesi significa dare un potere a La Russa sull'Anpi che - posso dirlo chiaro? - mi pare una cosa che non è concepibile. Abbiamo tentato di avvertirvi con chiare indicazioni. Dopodichè non ci siamo stracciate le vesti, abbiamo detto "fermiamoci. Risposta: si va in aula. Bene, allora noi intanto avvisiamo l'opinione pubblica che secondo noi questa legge apre alla possibilità di equiparare repubblichini e partigiani e che consente un'ingerenza del ministro della Difesa nella vita delle associazioni che è oltre ogni limite. Mazzoni: E in un anno e mezzo di discussione non vi siete mai accorti dei rischi che conteneva il progetto di legge? Giacomelli: Le valutazioni non si fanno quando un percorso è in itinere. E comunque la nostra lettura è identica a quella delle associazioni, che sono tutt'altro che entusiaste del controllo politico del ministro. Mazzoni: Dài una valenza altamente politica a un provvedimento che invece nasce, al 90%, per dare una sistemazione burocratica a una babele di associazioni favorendone l'accorpamento, anche perché i contributi sono sempre più esigui. Giacomelli: Negli atti non si trova nessun incentivo agli accorpamenti, anzi. Si ammette anche la possibilità di associare i giovani ammessi alla mini-naia che è una delle cose di propaganda più vergognose fatte dal ministero della Difesa. Mentre non ci sono i soldi per i soldati veri, si spendono per tre settimane di vacanza a far finta di fare il soldato, 20 milioni di euro e si dà loro la possibilità anche di far parte delle associazioni di combattenti. Mazzoni: Beh, non credo sia uno scandalo. Giacomelli: Sì, invece. La nostra idea è che La Russa voglia creare con due euro di contributi, una sorta di humus, di clima, usando e tenendo legate queste strane associazioni nelle quali entrano i ragazzi che hanno fatto tre settimane di finto militare. La Russa tenta di fare un'operazione che da un lato mette l'Anpi sotto il controllo del ministro e dall'altro dà la possibilità, anche a formazioni ambigue, di essere riconosciute. La Russa vuole mettere le mani su questo mondo. E parliamoci con chiarezza: non è il primo ministro delle Difesa che immagina di mettere il mondo militare sotto il suo controllo politico. Mazzoni: Ragioni col velo dell'ideologia. C'è un esigenza naturale ed è quella che per tenere in vita associazioni di combattenti, si possano rimpinguare con chi si riconosce in quei valori. Perché a chi ha fatto la mini-naia, si deve impedire di contribuire ancora iscrivendosi a un'associazione? Giacomelli: La legge ormai arriverà in aula perché è calendarizzata. A mio avviso la cosa migliore è che i nostri gruppi, Pd e Pdl insieme, chiedano al presidente di rinviarla in commissione. In due mesi sistemiamo il testo e diamo al Paese un segnale di condivisione. Mazzoni: Se la questione è l'apoliticità delle associazioni dubito che si possa trovare una sintesi. Eppure l'Anpi, che in più occasioni ha fatto politica, ha sempre ricevuto i contributi e così continuerà a succedere. Giacomelli: Resta il fatto che questa legge dà tecnicamente al ministro il potere di toglierli. Mazzoni: Stai facendo un processo alle intenzioni. Giacomelli: L'Anpi, sulla base di questa legge, allora può essere riconosciuta, cioè non fa politica? Mazzoni: Può essere riconosciuta. Ma ragioniamo prendendo spunto da Prato. Per gli ultimi due 25 Aprile mi tolgo tanto di cappello sui contenuti del discorso di Ennio Saccenti (presidenti Anpi), ma il Saccenti che a settembre del 2009 a Figline si scaglia contro la giunta Cenni, deraglia rispetto al ruolo della sua associazione. Giacomelli: Confido nel fatto che ci sia la disponbilità a rinviare la legge in commissione. Mazzoni: Non credo ce ne sia la possibilità. Giacomelli: Vedremo su questi temi cosa farà la maggioranza sapendo che noi, a questo punto, daremo battaglia.
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