La fuga verso l'ignoto di Sissoko
Alessandra Agrati
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I profughi venerdì notte al loro arrivo a Sofignano«Eravamo in 350 su una barca. E non sapevamo dove ci avrebbe portati»
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VAIANO. C'è tanta tristezza e sgomento negli occhi degli otto profughi arrivati nella tarda notte di venerdì a Sofignano scortati dai carabinieri di Vaiano e dalla polizia di Prato. Si trovano in una terra straniera e non riescono a comunicare, uno solo parla francese gli altri una sorta di dialetto locale intraducibile; sotto il pergolato della canonica a fatica si riesce a ricostruire la loro storia. A raccontare per i sei cittadini del Mali è Sissoko, qurant'anni. «Cinque di noi - spiega - sono giardinieri e uno è piastrellista, siamo emigrati in Libia per lavorare e fino a quando non è scoppiata la guerra tutto è andato bene, poi l'inferno». Improvvisamente si sono trovati stranieri in terra straniera, perseguitati dai libici e costretti a fuggire su un barcone. «Eravamo in 350 su una piccola imbarcazione - continua Sissoko - abbiamo sofferto la fame, il freddo e la sete, ma siamo riusciti tutti ad arrivare a Lampedusa, anche se in realtà non ci avevano detto la destinazione». Prima di partire sono stati derubati di tutto. Arrivati in Italia sono stati portati in Puglia e poi a Prato, ma l'impressione è che non abbiano ancora capito dove si trovano e quale sarà il loro destino. Tra di loro c'è anche un ragazzo giovane, troppo giovane per i diciannove anni dichiarati (sulla valigia la data di nascita è il 1994). Indipendentemente dall' età è stata avviata anche per lui la pratica per la richiesta di rifugiato politico. Diversa la storia dei due pakistani che non si conoscevano e soprattutto parlano un inglese stentato. Arrivano dalla Grecia dove sono giunti dopo un viaggio iniziato in Pakistan e proseguito in Iran e Turchia. Si sono imbarcati volontariamente e hanno dovuto pagare rispettivamente 10 mila e 15 mila euro per affrontare un viaggio terrificante con la speranza di arrivare in Europa. Dalla Grecia sono poi sbarcati a Lampedusa. I loro nomi sono impossibili da riportare ma potrebbero essere padre e figlio uno ha vent' anni e l'altro quaranta, sono silenziosi, chiusi nel loro dolore, forse perché a differenza dell' altro gruppo, sono soli in una terra che non conoscono e non hanno neppure la certezza di avere la possibilità di restare. Nel pomeriggio è salita a Sofignano anche il sindaco di Vaiano Annalisa Marchi che oltre a dargli il benvenuto si è nuovamente impegnata a trovargli un lavoro come operai comunali. In mattinata il gruppo ha effettuato le visite di controllo alla Misericordia e Dolce e poi è stato accompagnato in questura. Terminata la faticosa chiacchierata con i giornalisti gli otto uomini si sono rilassati giocando a pallone, un linguaggio universale, e facendo merenda con un dolce offerto dalla Pasticceria Bettazzi.
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