Il Tirreno

Prato

E' stato massacrato a mani nude

La salma del giovane marocchino mentre viene trasportata all’obitorio
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La salma del giovane marocchino mentre viene trasportata all’obitorio

I primi risultati dell'autopsia sul marocchino trovato morto venerdì

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 PRATO. E' stato sostanzialmente un pestaggio, una brutale aggressione, forse andata oltre lo scopo dell'assassino, a uccidere Abdel Kebir Tayaa, il marocchino di 45 anni trovato cadavere all'alba di venerdì sul tetto del parcheggio interrato dell'ex centro commerciale di Pratilia, in via 25 aprile. Sono i primi e ancora parziali risultati dell'autopsia compiuta ieri dal medico legale Brunero Begliomini. Intanto la Procura e i carabinieri continuano a indagare in tutte le direzioni, ben sapendo che non sarà facile venire a capo di un caso molto complesso.  Il medico, che aveva già esaminato il cadavere sul posto, ha ricevuto l'incarico dal sostituto procuratore Roberta Pieri e ha compiuto l'esame all'Istituto di anatomia patologica, dove non risulta che si siano presentati amici o familiari del morto.  Le stesse difficoltà nel ricostruire l'esistenza di Abdel Kebir le stanno incontrando i carabinieri, ma ieri hanno comunque raccolto le dichiarazioni di alcun conoscenti della vittima che potrebbero rivelarsi utili alle indagini. All'appello manca anche l'arma del delitto, ammesso che ce ne sia una e non si sia trattato solo di pugni, come fa intuire l'autopsia. Sul posto sarebbero stati trovati due cacciaviti, ma entrambi senza tracce di sangue. E' confermato che Abdel Kebir Tayaa conducesse una vita molto precaria e che in qualche occasione abbia dormito nel parcheggio interrato di Pratilia, ma le condizioni in cui è stato trovato il corpo non fanno pensare al classico clochard. L'uomo doveva avere un posto al coperto dove curava l'igiene personale.  I primi elementi raccolti farebbero pensare a una lite tra sbandati, magari per futili motivi. Quello che non convince, però, è il fatto che l'aggressore (o gli aggressori) abbiano lasciato in tasca alla vittima il portafoglio contenente 250 euro in contanti (sembra ci fossero due banconote da 100, forse tutti gli averi di Abdel Kebir, che non risulta avere un conto in banca o beni mobili o immobili intestati). Insomma, un bel rompicapo, reso ancor più difficile dall'assenza di testimoni o occhi elettronici, elementi che in altri casi hanno dato una svolta decisiva alle indagini.

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