Il Tirreno

Prato

Dopo la firma dell’accordo della Regione con la Cina scoppiano le polemiche. «E’ uno schiaffo al distretto»

Industriali e Pdl bacchettano Rossi

L’ex fabbrica dove nascerà il Creaf sotto il presidente della Regione Rossi, il presidente dell’Unione Marini e il coordinatore Pdl Mazzoni
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L’ex fabbrica dove nascerà il Creaf sotto il presidente della Regione Rossi, il presidente dell’Unione Marini e il coordinatore Pdl Mazzoni

Marini e Mazzoni contrari a un centro di ricerca tessile sino-pratese

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 PRATO. La firma dell'accordo economico che la Regione ha firmato con il ministro cinese della ricerca e della tecnologia Wan Gang, a Prato, si è trasformata in una miccia che ha acceso il fuoco delle polemiche. Al centro dell' accordo di collaborazione sull'innovazione infatti c'è anche la realizzazione di un centro per la ricerca sul tessile e i nuovi materiali che il presidente Enrico Rossi avrebbe pensato per Prato.  L'ACCORDO. «La Regione Toscana - ha spiegato il presidente Rossi - è l'unica e prima Regione ad aver firmato un accordo con il ministro della ricerca e delle tecnologie cinese che riguarda gli investimenti nel settore della ricerca e dell'innovazione nei diversi distretti industriali cui i cinesi sono interessati. Abbiamo firmato un accordo con quello che sarà nei prossimi anni il paese che più di altri investirà nella ricerca. E' un accordo di collaborazione che consentirà alla Toscana e alle sue imprese di stare al passo con le novità. Noi ci auguriamo anche di anticiparle, e comunque di stare collegati con i settori più avanzati della ricerca. Abbiamo discusso di un centro per il tessile e per i materiali a Prato, ma al tempo stesso potremo sviluppare la ricerca sulla meccanica, le biotecnologie, di altri settori fra cui le tecnologie per l'informazione e la comunicazione. Insomma vogliamo occuparci di tutti gli aspetti che interessano l'attività manifatturiera della Toscana».  Uno degli obiettivi è quello di far nascere un centro tosco-cinese per la ricerca sul tessile e i nuovi materiali, che potrebbe trovare casa proprio a Prato. L'obiettivo è quello di attrarre investimenti di qualità, per far crescere il distretto e tutta la Toscana, partendo dalla ricerca e dall'università. Si profila in particolare la collaborazione dell'università Donghua di Shangai. l'università più importante della Cina per quanto riguarda la specializzazione nel tessile. Ci sarà in prima fila la provincia di Zhejiang. E Prato, naturalmente. «Un centro di ricerca aiuterà la qualificazione dei prodotti - afferma il presidente Rossi - ma potrebbe anche aiutare l'emersione delle imprese dal sommerso e quindi l'integrazione, per un distretto del tessile di nuovo competitivo. A metà luglio - annuncia poi il presidente - sarò in Cina per dare seguito operativo a questo accordo, per verificare la composizione del team misto che organizzerà la nuova collaborazione e per definire le attività che realizzeremo, secondo l'accordo, con risorse nostre e del partner cinese».  Prima di luglio, quando Rossi si dovrà presentare in Cina con un piano operativo, ci sarà il confronto con le categorie economiche toscane.  GLI INDUSTRIALI. All'esultanza di Rossi per il protocollo d'intesa firmato ieri a Roma, e che coinvolge anche le società leader italiane, si contrappongono i pareri tiepidissimi degli industriali pratesi e del parlamentare del Pdl Mazzoni. «Esprimo tutte le nostre perplessità», ha infatti commentato il presidente degli industriali Riccardo Marini. «Prima di andare avanti con questo progetto si dovrà capire cosa ne avremo noi in cambio. Se lo scambio dovrà avvenire sul tessile creativo non se ne parla neanche: è l'unica cosa che ci rimane per vincere la loro concorrenza. E noi a giocarcelo non ci pensiamo neppure. Per quanto riguarda il tessile tecnico dovremo invece capire di cosa si tratta e che vantaggi ne avremo».  MAZZONI "VOTA NO". Per il parlamentare e coordinatore del Pdl pratese Riccardo Mazzoni l'accordo firmato dal governatore Rossi con la Cina per un centro di ricerca e di scambio tecnologico rappresenta l'ennesimo schiaffo al distretto pratese, consegnando ai cinesi la sua più grande risorsa per contrastare la concorrenza sleale cinese, cioè il know-how tecnologico senza peraltro chiedere in cambio nessuna garanzia reale di correttezza e di trasparenza. «Rossi - ha sottolineato Mazzoni - dimostra a dir poco una incredibile superficialità di analisi e una mancata conoscenza dei meccanismi industriali che hanno tenuto in piedi il distretto legale in questi anni terribili. Se questo vuol essere un aiuto a Gestri per tenere in piedi il fallimentare baraccone del Creaf, una scatola vuota figlia di una discutibile operazione immobiliare, il prezzo che la città dovrà pagare sarà altissimo: non è certo così, infatti, che si favorisce l'integrazione fra i due distretti e l'allungamento della filiera produttiva, perché ne manca il presupposto indispensabile, ossia la preventiva disponibilità delle autorità cinesi a una piena emersione dell'illegalità». «Dopo, e solo dopo - conclude - si potrà parlare di collaborazione, ma senza svendere il patrimonio tecnologico che Prato si è creata in secoli di lavoro. Ancora una volta la sinistra piega le sorti di Prato ai suoi interessi». I.R. ALTRO ARTICOLO A PAG. 15

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