Il Tirreno

Prato

La realtà di Xenia è fatta di immagini

Valentina Ceccatelli
Un primo piano di Xenia con un suo portafortuna
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Un primo piano di Xenia con un suo portafortuna

La vita? Una parete bianca da riempire di colori e di parole

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 PRATO. Diciotto anni, nata in Moldavia, da sei in Italia, in quinta al liceo Copernico, studi futuri a Roma: si chiamerebbe Axenia Raulet, ma se la chiamate Xenia preferisce decisamente. E non solo perché in parecchi, in Italia, hanno seri problemi di pronuncia: «C'è chi mi chiama Senia, con la esse, chi addirittura Agsenia - spiega - ma preferisco Xenia per un altro motivo: è meno formale. Axenia significa non straniero, con la a davanti. Xenia invece significa straniero, e mi piace di più».  Il muro della sua stanza è tutto fuorché bianco. «Quando vivi in affitto non puoi dipingere le pareti né attaccare quadri - spiega ancora Xenia - lo spazio in cui vivi non è tuo. Ma dopo anni ho iniziato a non poterne più, ho bisogno di vivere in uno spazio che non sia anonimo, e mi sono armata di matite. Vorrà dire che quando cambieremo casa mi armerò anche di un secchio di vernice bianca e rimetterò tutto a posto». La scritta enorme, in russo, che campeggia sul muro è una citazione di Gor'kij. Che significa? «E' difficile tradurla in italiano. Vuol dire: la vita bisogna viverla in modo che non ti faccia tremendamente male a causa degli anni passati senza uno scopo». Sul muro c'è anche il cuore di Xenia: «L'ho disegnato tempo fa, ogni volta che succede qualcosa ci aggiungo una toppa. Alcune sono piuttosto grandi. Ho disegnato le iniziali di mia mamma, se sto bene disegno farfalle o palloncini. Capita no? Disegni di getto e poi ti chiedi perché l'hai fatto». Ci sono parole in più lingue, scritte in tre file ordinate: «Si, sono in inglese, francese e tedesco: mi piacciono le lingue. Sfogliavo i dizionari e sceglievo le parole da pagine a caso, quelle che mi piacevano di più». Risultato? «Ok, vediamo: folle, mirtilli, desiderio, jasmine, puma, camicia, piacere, tutto in un angolo, sogni, destino, risate, proibizione. A volte le rileggo e me ne lascio condizionare: la parola puma, per esempio è una di quelle che mi mettono voglia di fare, di correre, agire. E tutto questo senza muovermi dalla sedia!».  Una volta la voglia di disegnare è stata troppa: «Mi sono alzata dal letto alle 3 di notte per finire di colorare un palloncino. Anche sopra il letto sto disegnando, sono fiori, ma è ancora uno schizzo. Mi hanno già ingaggiata per disegnare un albero sul muro di una casa». Non si limita a dipingere i muri: «Ho disegnato su tutto il mio portafoglio, non ho resistito».  Una parte di parete è coperta di mattonelle bianche, a loro volta tappezzate di fotografie. «La fotografia è una delle mie passioni - dice - e quella parete era rimasta bianca fino a poco tempo fa. Era troppo asettica: una parete bianca in mezzo a una stanza colorata?». Impossibile. «Esatto. Ci ho attaccato le mie fotografie preferite, tutte insieme: parenti, amici, manifestazioni, viaggi, il mio pappagallo. Si chiamava Daria, è morta da poco, siamo state insieme 10 anni. Alcuni miei parenti sono andati a vivere in Israele e l'hanno lasciata a noi: praticamente viveva sulla mia spalla, mangiava le matite mentre scrivevo, si arrabbiava se la mattina non le davo attenzione appena sveglia e urlava letteralmente se mettevo musica che non le piaceva. Devo disegnarla sul muro, prima o poi».  Un'altra passione è quella per Gaudì: «Ho 4 libri su di lui, mi piace moltissimo. E adoro anche i giornali di moda e quelli di giardinaggio. Mi piace studiare le pubblicità, gli stili: quando vado all'estero mi porto sempre almeno un quotidiano a casa, ne ho di tedeschi e russi, ho Vogue. E mi piacerebbe davvero avere un giardino tutto mio, uno spazio tutto mio, è uno dei miei sogni: non vedo l'ora di poter guadagnare un sacco di soldi e poterne avere uno! Tengo anche i cataloghi dell'Ikea, con quei messaggi come "Crea il tuo spazio per vivere a modo tuo". Danno un senso di easy going, l'utopia che la vita sia più leggera di quanto non sia in realtà: sono solo giornali, certo, ma almeno l'idea te la godi».  Fra computer, libri e giornali, fra cui manuali di maglia e di maschere di bellezza in russo, sbucano anche le scatole: «Ci tengo praticamente tutta la vita dentro: colleziono cartoline, ritagli. Ho una vera passione per le immagini da quando ho 7 anni, le ritaglio dalle riviste. Ma soprattutto ho una busta piena di lettere e una di fotografie della mia famiglia. Mi piace stare in questa stanza, è personalizzata e quindi c'è un tocco di vita e ci sono parti di me: la mia stanza dev'essere linfa vitale per me».  Il mondo, per Xenia, è tutt'altro che noioso: «La mia visione non è passiva e non è annoiata: ho voglia di fare, di creare. Il mondo, coi suoi colori, differenze e novità, te ne dà l'opportunità e questa stanza mi dà la carica per farlo. Non è una di quelle stanze in cui entri per seppellirti, come faceva Leopardi: anche il solo fatto di avere una finestra mi fa stare meglio, visto che per me, quattro mura sono sempre strette. Preferisco stare in terrazza, a volte mi ci addormento pure!».

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