Il Tirreno

Prato

Erbacce, rifiuti e drogati La vita "degradata" a un passo dal centro

Maria Lardara
A destra Franco, il parrucchiere Sotto, rifiuti
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A destra Franco, il parrucchiere Sotto, rifiuti

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PRATO. C'è una piccola "foresta" che sta crescendo nel cuore del centro abitato di Prato. E' un rifugio per insetti e per i topi che si arrampicano fino alla terrazza del primo piano. L'erba alta, fino a dieci metri, che costeggia il tracciato della ferrovia si offre come riparo per i tossicodipendenti che al calar dell'ombra si appartano qui, in questo posticino che sembra dimenticato da Dio e dall'amministrazione, per bucarsi. Sembrano cronache di periferia e invece è il triste spettacolo di degrado e incuria che, da mattina a sera, sono costrette a vedere 18 famiglie del condominio di via Marini 69, a due passi dal centro cittadino. Gente che da trent'anni abita da queste parti, in un palazzo degli anni Sessanta che guarda verso il sottopasso della ferrovia. Famiglie che negli ultimi tempi ne hanno viste di tutti i colori. Ha il dente avvelenato Fiorenza Beatrice contro quella selva disordinata in cui s'annida di tutto, tra sporcizia, degrado e siringhe. «Il Comune non può farci niente, è di competenza di Trenitalia. Saranno otto anni che non tagliano l'erba. Qualche settimana fa lo hanno fatto dall'altra parte del sottopasso perché c'era stato un principio d'incendio. Sono andata persino in piazza Stazione per chiedere se il personale delle Ferrovie si degnava di fare qualcosa, ma è stato inutile». Fiorenza non è certo una che si arrende. L'altra mattina era reduce da un colloquio con il presidente della Circoscrizione Centro, Massimo Taiti, che ha voluto incontrare i cittadini per confrontarsi sulle problematiche nella zona. «Ci sentiamo abbandonati. Guardi i cassonetti (indica con la mano, ndr) - s'arrabbia Fiorenza - alle 10 di mattina sono già stracolmi di immondizia. I mezzi di Asm passano un giorno sì e uno no». E poi c'è l'incubo dei drogati. Ne sa qualcosa la signora Anna Maria che una mattina di qualche mese fa ha avuto la sorpresa dell'auto parcheggiata sotto casa, con i finestrini rotti e una siringa dentro. «Il sedile era sporco di sangue. Qualche volta si drogano anche di giorno. Da mesi chiediamo all'amministrazione che venga installato un lampione che faccia da deterrente a questi atti vandalici. Alla fine - racconta Anna Maria -una lampada l'abbiamo messa noi del condominio e, ovviamente, a spese nostre». Non sono rose e fiori nemmeno sul piano della convivenza multietnica. Stando ai racconti dei residenti, quel condominio era diventato anche un giro di prostituzione di donne cinesi. Alla regia di tutto, il pakistano della portineria che avrebbe trasformato il sottoscala del condominio in un viavai di prostitute con gli occhi a mandorla. A modo loro, le donne italiane si sono fatte giustizia da sole. «Abbiamo fatto le nottate per mandarle via e a nulla sono valse le telefonate a vigili e forze dell'ordine», fa sapere Rosalia Consagra. E poi ci sono gli odori che promanano dalla cucina del catering orientale. «Non possiamo stendere i panni - dicono i residenti - Stanno aperti anche di notte. Ma non c'era un'ordinanza che imponeva a questi esercizi la chiusura a mezzanotte?». Disagi di cui è a conoscenza anche il titolare del salone di parrucchiera al piano terra, uno dei pochi commercianti italiani rimasti. «I cinesi - racconta Franco, il parrucchiere - mi avevano fatto una generosa offerta per vendere a loro il negozio. Non se ne parla, qui lavoro da 25 anni e qui voglio rimanere».

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