Sicurezza
Il comandante dei vigili urbani non risparmia frecciate alla Regione e alle circolari ministeriali
«Non siamo una polizia di serie B»
Pasquinelli, critiche bipartisan a cinesi evasori e italiani che ne approfittano
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PRATO. Non vogliamo diventare la sesta polizia nazionale, ma nemmeno esser considerati una polizia di serie B. Lo ha detto Andrea Pasquinelli, comandante della polizizia municipale, celebrando ieri a Villa Fiorelli il 180º anniversario della fondazione del Corpo. Una relazione non banale, come al solito, nella quale il comandante si è anche tolto qualche sassolino dalle scarpe. Nel discorso tenuto davanti ai suoi uomini e alle autorità, Pasquinelli ha rivendicato la bontà del "modello pratese" di sicurezza integrata ma non ha risparmiato critiche. Ad esempio nei confronti di «improvvide circolari ministeriali» che avanzano dubbi sull'uso di manette e spray urticante, peraltro previsto dalle norme regionali. Ma anche la Regione, ha aggiunto il comandante, ci ha messo del suo «azzerando completamente i contributi destinati al potenziamento delle polizie locali». Pasquinelli ha ricordato l'importante ruolo della squadra interforze, quella che di norma controlla le confezioni cinesi e alla quale dà un importante contributo la polizia municipale, e i 145 sequestri preventivi eseguiti nel corso del 2010. La riorganizzazione del corpo, che l'anno scorso ha suscitato non poche polemiche per la presunta "scopertura" delle periferie, secondo il comandante «non ha comportato una diminuzione delle pattuglie sul territorio»: 18 per ciascuno dei due turni principali, di cui 4 a disposizione della centrale operativa. Parole dure Pasquinelli le ha riservate al distretto parallelo delle confezioni cinesi: «un sistema di produzione che si fonda sull'assunto del mancato rispetto di ogni regola, di ogni norma di settore, di ogni accordo sindacale, di ogni diritto dei lavoratori». Una concorrenza sleale, insomma, che secondo Pasquinelli rischia di alimentare tensioni: «Ogni auto di grossa cilindrata che si vede sfrecciare guidata da giovani e meno giovani di origine cinese rischia così di suscitare irritazione risentimento» negli italiani costretti a pagare le tasse («anche se magari non tutte quelle dovute» aggiunge). Il comandante se la prende anche con gli «italianissimi professionisti del dissequestro, suggeritori e consulenti dell'aggiramento fiscale e normativo, proprietari più o meno inconsapevoli di magazzini fatiscenti affittati - in nero - a prezzi più adatti a loft di lusso». E se la prende anche con una certa «informazione troppo gridata, impegnata a raffigurare una realtà dipinta tra il Bronx e il Far West, negativa al di là di ogni ragionevole motivo». Infine ricorda i 70 casi di guida in stato di ebbrezza e i 370 veicoli sequestrati l'anno scorso perché senza assicurazione.
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