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Prato

La Finanza più svelta del camaleonte cinese Evasione da 11 milioni

Paolo Nencioni
La Finanza più svelta del camaleonte cinese Evasione da 11 milioni

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 PRATO. L'abitudine di chiudere una società e riaprirla sotto un altro nome per sfuggire alle mire del fisco è molto più di una leggenda metropolitana. Lo fanno gli italiani e ancor più i cinesi, ma non sempre il giochino funziona.  E' stato proprio questo sistema, ormai diffuso da tempo, a stuzzicare la guardia di finanza, che in due distinte operazioni ha battuto sul tempo i "camaleonti" cinesi, quelli che aprono e chiudono con uno schioccare di dita tentando di farsi beffe del fisco.  Il risultato più importante riguarda un pronto moda gestito da un cinese di 60 anni, al quale le Fiamme gialle addebitano un'evasione fiscale di oltre 11 milioni negli ultimi tre anni. I nomi della società e del titolare non sono stati resi noti, dunque bisogna accontentarsi della storia emblematica.  L'imprenditore cinese commercia all'ingrosso in abbigliamento e accessori. Ha fissato la sede legale a casa sua e ha affittato uno show room all'Euroingro di via Paronese. L'anno scorso riceve una cartella esattoriale per omessi versamenti Iva, Irpef e Irap. Poca roba, in realtà. Potrebbe anche pagare senza battere ciglio, ma decide di chiudere la baracca e riaprire con un altro nome intestando tutto alla moglie, che utilizza lo stesso show room. La Finanza lo viene a sapere e accende i riflettori. Parte una verifica fiscale che conferma i sospetti degli investigatori: si accerta che la nuova società, oltre ad avere la stessa sede legale, ha gli stessi clienti e gli stessi fornitori, in Italia e all'estero, e utilizza anche i conti correnti intestati all'altra società. Sono stati gli accertamenti bancari a far emergere il ruolo dell'imprenditore, a cui dunque sono stati attribuiti i mancati versamenti di Irpef, Iva e Irap. La Finanza calcola che dal 2007 al 2010 il sessantenne abbia evaso circa 7,5 milioni vendendo la merce senza fattura, oltre ad altri 4 milioni per l'omesso versamento di Iva e Irap.  Un'enorme quantità di denaro che ora l'Agenzia delle entrate sarà incaricata di recuperare. Intanto però l'imprenditore cinese è stato denunciato per frode fiscale e se la dovrà vedere anche con la Procura.  Un'operazione, quella della Finanza, che dimostra quanto sia produttivo il lavoro di intelligence sull'evasione fiscale rispetto ai controlli sulle confezioni che spesso danno risultati meno tangibili in termini di recupero di denaro. Il sindaco Roberto Cenni plaude all'iniziativa delle Fiamme gialle, ma si dice convinto che anche i controlli alle confezioni rimangono utili.  La Lega nord invece la mette giù dura. «I cinesi e le loro aziende sono un vero cancro - afferma Matteo Santini, consigliere provinciale della Lega (lo aveva già detto l'assessore Milone) - non solo per l'economia pratese, ma anche per l'intero paese».  E ancora: «Insistere con il mercato cinese significa voler favorire l'invasione del nostro mercato, col risultato di distruggere tutto ciò che è pratese».

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