Il Tirreno

Prato

Botta e risposta col direttore dell’Asl Cravedi, che promette di attivare per tempo l’assistenza territoriale

«Il nuovo ospedale non basterà»

Barbara Burzi
Da sinistra, l’assessore Mondanelli, il direttore generale dell’Asl Cravedi e il presidente della Società della salute Poli
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Da sinistra, l’assessore Mondanelli, il direttore generale dell’Asl Cravedi e il presidente della Società della salute Poli

Mondanelli spara a zero e minaccia di non andare all'inaugurazione

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 PRATO. Nuovo ospedale sì, nuovo ospedale no: la partita della sanità locale si gioca su questo capitolo, che vede il direttore generale dell'Asl4 Bruno Cravedi e l'assessore comunale alla Sanità Dante Mondanelli scontrarsi su due fronti opposti. Due figure strategiche per il futuro della sanità pratese, che però non riescono guardare nella stessa direzione.  L'assessore Mondanelli è, infatti, sempre più convinto che il nuovo modello ospedaliero per intensità di cura voluto dalla Regione sia uno sbaglio se ad esso non corrisponderanno al più presto strutture territoriali alternative, in grado di sostituire quanto non potrà più essere fatto in regime di ricovero.  Se le cose resteranno come sono, l'assessore minaccia di non partecipare all'inaugurazione della nuova struttura in costruzione a Galciana. Tuttavia «mi aspetto - commenta - che coloro che hanno appoggiato la sperimentazione di questo modello sanitario su un bacino di 250mila cittadini, siano abbastanza responsabili da non fa partire la struttura qualora il territorio non fosse ancora pronto a dare quelle risposte che l'ospedale per intensità di cura non è in grado di soddisfare. Non voglio fare del terrorismo - sottolinea - ma temo che su questo piano si sia già terribilmente in ritardo». Dichiarazioni che non scuotono il direttore generale dell'Asl Bruno Cravedi, sereno sui tempi di realizzazione di tutta l'operazione: «Riuscire a completare nei tempi stabiliti un ospedale che sarà più moderno e con un'organizzazione più adeguata rispetto ai bisogni dei cittadini è già un traguardo importante - premette - Per il resto, mi aspetto un ruolo più attivo e programmatico dalla Società della salute e che le proccupazioni dell'assessore si traducano in proposte costruttive, il che significa anche attivarsi per reperire le risorse che servono. Noi - continua Cravedi - stiamo già facendo la nostra parte per garantire un sistema di servizi territoriali entro i tempi di realizzazione del nuovo ospedale».  Quando si parla di attrezzare il territorio, Mondanelli ha ben chiaro quali dovrebbero essere i primi passi da compiere. «Serve un certo numero di strutture intermedie - sostiene - un polmone che consenta di gestire un percorso in uscita dall'ospedale per i dimessi dal ricovero e un percorso in entrata, capace, a sua volta, di filtrare gli accessi al pronto soccorso. Per far sì che ciò sia possibile, occorre dare gli strumenti ai professionisti affinché anche loro possano erogare, sul momento, determinate prestazioni diagnostiche».  Intanto Cravedi annuncia l'intenzione di utilizzare parte della struttura del vecchio ospedale (le palazzine di malattie infettive) su cui è in corso uno studio. «Sarà una prima struttura intermedia di almeno venti posti letto - spiega - volta a gestire la situazione dei pazienti che dopo le cure intensive non sono nelle condizioni di tornare a casa. Negli stessi edifici nascerà un centro odontoiatrico e il nuovo dipartimento di salute mentale: se sarà possibile, con alcuni servizi intendiamo partire, in via sperimentale, in anticipo al nuovo ospedale. A questo progetto agganceremo una rete di servizi e strutture territoriali, pubbliche e private (le Rsu), tra le quali stiamo pensando di utilizzare Villa Fiorita per le attività programmate di carattere chirurgico».

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