Il Tirreno

Prato

La tutela del Made in Italy resta una chimera

dall'inviato Paolo Nencioni
Tajani e Longo mostrano l’European Award
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Tajani e Longo mostrano l’European Award

Tajani: «Unica strada percorribile è la tracciabilità volontaria»

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 BUDAPEST. Gli italiani in generale e i pratesi in particolare non devono farsi troppe illusioni sulla tutela del Made in Italy. Per promuovere i prodotti del distretto tessile conviene puntare sulla tracciabilità volontaria. Parola del vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che martedì sera, dopo aver premiato a Budapest con l'European enterprise award "Rethinking the product", il progetto della Camera di commercio sull'innovazione, si è fermato a parlare coi cronisti delle misure per promuovere la produzione nazionale e della questione dei dazi.  «La norma sulla tracciabilità è stata approvata proprio in questi giorni - ha spiegato Tajani - e adesso abbiamo tempo fino al 2013 per presentare uno studio. Vogliamo accelerare i tempi e usare tutti i mezzi possibili per ottenere il made in». Il vice presidente è però il primo a sapere che sarà molto difficile, perché «in democrazia vincono i numeri». Detta in un'altra maniera, molti paesi dell'Unione, a cominciare da quelli del nord che sono più consumatori che produttori di tessuti o abbigliamento, si oppongono a regole più stringenti sulla denominazione di origine del prodotto.  «Il processo legislativo dell'Unione funziona così - allarga le braccia Tajani - e dobbiamo accettarlo. Quello che possiamo fare è continuare a premere e cercare di convincere chi si oppone. Per quanto mi riguarda sto spostando la discussione a livello di ministri, ma finora ho incontrato molte resistenze. Francia e Ungheria hanno fatto le barricate».  E allora, come se ne esce? «Con la tracciabilità volontaria e col made in Europe - dice Tajani - che poi potrà essere declinato come made in Europe in Italy o made in Europe in France».  Il vice presidente della Commissione è convinto che bisogna lavorare anche sul fronte dei prodotti che arrivano dall'estero, nel senso di garantire la salute dei consumatori, un problema molto sentito anche a Prato, investita da un imponente flusso di tessuti provenienti dalla Cina. «Per questo è importante dividere quello che è made in Europe da quello che è made in China» sostiene Tajani. «Sarà una battaglia lunga e complicata». Del resto, che ci sia molta strada da fare sul fronte della tracciabilità lo conferma il fatto che ai partecipanti alla cena di gala degli European awards è stata regalata una bella cravatta rossa, totalmente priva però dell'indicazione di origine.  Altro tasto dolente è l'eliminazione dei dazi per i tessuti provenienti dal Pakistan, recentemente confermata dall'Unione europea. «Sapete bene qual è la mia posizione su questo (contraria, ndr) - taglia corto Tajani - ma ci dobbiamo rimettere alla decisione del collegio. Abbiamo solo inserito una clausola sul terrorismo». Che però sarà difficile attivare.  «Temo che il made in Europe sia ora il massimo che si può ottenere - commenta Carlo Longo, fresco di premio - Anche noi abbiamo trovato un muro di gomma. Tajani si è impegnato, ma l'Europa è questa, conviene passare al capitolo successivo, vale a dire la tracciabilità volontaria del prodotto. C'è già un protocollo a cui le aziende potrebbero attenersi. Ma è essenziale promuovere e comunicare adeguatamente questo strumento, altrimenti non potrà funzionare».  Sui dazi aboliti, anche Longo è pessimista: «E' una partita più grande di noi, ma se non è possibile far cambiare idea all'Unione, almeno si trovi una compensazione per chi ci rimette, cioè noi».

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