Il dolore
Le piccole aziende rischiano grosso
Barbara Burzi
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Un cantiere edile Il caso di una ditta di impianti che deve riscuotere 800.000 euro
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PRATO. La sua più grande preoccupazione in questo momento sono gli otto dipendenti a cui deve rendere conto e garantire uno stipendio. Per loro e per se stesso l'imprenditore Bruno Galardi teme il peggio se la bufera Btp dovesse travolgere le aziende del distretto. Tra le oltre 200 che vantano crediti nei confronti della Baldassini-Tognozzi-Pontello c'è anche la Galardi Bruno Impianti Elettrici. Che deve fare i conti con 800mila euro in meno in cassa tra fatture non riscosse e cambiali bloccate. «Il mio problema oggi è quello di aver lavorato per trent'anni quasi esclusivamente per Btp - spiega l'imprenditore - finché le cose andavano bene questo mi ha garantito continuità di lavoro (circa l'80% del mio fatturato derivava dal subappalto per loro) e soldi sicuri, da quando attraversa le sue difficoltà niente è più come prima». Da qualche anno i pagamenti dalla Btp avvenivano per la gran parte tramite cambiali, ma il meccanismo per la Bruno Galardi si è inceppato. Prima dell'apertura della procedura di amministrazione giudiziale c'è stato il mancato pagamento delle cambiali emesse da Btp e che adesso stanno andando in protesto. Potranno essere pagate solo dopo che il tribunale avrà omologato l'accordo di ristrutturazione dei debiti. «Avevo 300mila euro di cambiali con scadenza a gennaio, febbraio e marzo 2011 - si sfoga Galardi - i centomila euro di gennaio me li hanno pagati, mentre le cambiali in scadenza a febbraio e marzo sono andate protestate: complessivamente sei mesi di lavoro andati persi. Per noi artigiani la situazione sta diventando insostenibile. Per ottenere liquidità e pagare i fornitori ho utilizzato un affidamento che la banca mi ha concesso dopo che ci era stato garantito che le cambiali erano coperte da un pool bancario di Btp. Invece non sono state pagate con la conseguenza che la mia banca mi ha imposto di rientrare dall' esposizione». Del loro futuro, dei rischi che correrebbero se dovesse concretizzarsi l'ipotesi di un concordato (in questo caso ci sarebbe la riscossione dei debiti da parte dell'indotto solo di una percentuale) vorrebbero discutere i subappaltatori, tra cui Galardi, con il commissario Bruno Inzitari. «Abbiamo chiesto di parlare molte volte, ma non ci ha mai ricevuti - dice - per questo ci siamo rivoti alle istituzioni e alle associazioni, il Comune di Calenzano e Cna, che ci hanno appoggiato moltissimo». «Temo un concordato al 10-15% - prosegue l'imprenditore Bruno Galardi - di deludere i miei operai e un giorno dover dire loro trovarsi un altro posto perché il futuro dell'edilizia non è più sicuro. La Btp era la più grande azienda toscana di costruzioni, non sarebbe giusto farla crollare a causa di un errore da parte dei vertici: che cosa ne sarà di noi?».
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