Sicurezza
Le "Fabbriche d'energia" verde
Cri.Or.
Dai nuovi impianti di Gabolana ai tetti fotovoltaici di Montemurlo
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PRATO. Il progetto si chiama "Fabbriche di energia" ed è il fiore all'occhiello della Provincia. «Perchè - spiega l'assessore all'Ambiente Stefano Arrighini che su Fabbriche di energia lavora da tempo e ci ha scommesso molto - è un progetto di sistema che parte cioè da un prototipo che può essere replicato in tutti i macrolotti industriali del territorio». Ed è stato presentato ieri al tavolo di distretto come uno di quelli inseribili nella lista da presentare al ministero. Riguarda la realizzazione di «un mix di impianti - spiega l'assessore - per la produzione di energie rinnovabili, mi riferisco al fotovoltaico, agli impianti per la lavorazione di biomasse e al mini-idrico, attraverso i quali ottenere l'autosufficienza energetica nella produzione industriale». La progettazione è in fase avanzata e ha già prodotto un protocollo d'intesa sul "modello Gabolana", l'area industriale di Vaiano, considerato l'esperienza pilota di "Fabbriche energia". Si tratta di un accordo tra Provincia, Unione industriale, una ventina di aziende di Gabolana che si sono riunite in consorzio, oltre al consorzio Forestale Valbisentino, che assieme hanno studiato, con l'ausilio di tecnici ed esperti, consumi e fabbisogni energetici delle imprese dell'area e le soluzioni migliori per la realizzazione degli impianti a energia verde. «I risultati dello studio di fattibilità - è il giudizio di Arrighini - sul piano della redditività dell'investimento sono stati confortanti». L'area industriale di Gabolana che riunisce le aziende, soprattutto tessili, più importanti della zona, per funzionare ha necessità di 8 milioni di kilowatt ora l'anno di energia elettrica. Che, sulla base dello studio di fattibilità per il distretto verde valbisentino, si potranno ottenere realizzando un impianto a biomasse, sei centrali idroelettriche, 16 coperture di tetti con il fotovoltaico. «Questi impianti - continua Maurizio Magni, dell'Unione industriale componente del comitato tecnico di "Fabbriche di energia" - riusciranno a produrre complessivamente 12 milioni di kilowatt ora di emergia con un surplus di 4 milioni di kilowatt da vendere alla rete». Capitolo a parte quello delle ricadute occupazionali: nella fase di realizzazione verranno occupati 118 tra tecnici e operai specializzati oltre a 56 tra edili e carpentieri. Per la gestione successiva, secondo lo studio, con manutenzione degli impianti e monitoraggio della funzionalità, occorreranno 16 persone a tempo pieno e per il conferimento della legna necessario all'impianto di biomasse serviranno altre 10-12 persone. L'investimento non sarà a buona mercato: occorreranno 17 milioni di euro che spetterà ai privati tirar fuori ma recuperarbili, secondo lo studio, in poco più di 5 anni. «Il sostegno pubblico - sottolinea Arrighini - servirà ai privati per rientrare più velocemente». Ecco perchè "Fabbriche di emergia" cerca il sostegno nei fondi del decreto per le aree di crisi ma anche dal Progetto Prato regionale. «La nostra volontà - aggiunge l'assessore - è quello di portarlo avanti in ogni modo, anche al netto degli interventi del decreto». Un altro protocollo d'intesa sarà firmato il primo giugno con Montemurlo per il secondo dei progetti pilota di "Fabbriche di energia": l'eliminazione dell'amianto dalle coperture con installazione di fotovoltaico. «A Montemurlo - spiega il sindaco Mauro Lorenzini - ci sono 60mila metri quadrati da trasformare. Si tratta di progetto che guarda soprattutto al futuro». Poi toccherà a Carmignano «e infine a tutte quelle realtà - conclude Arrighini - che vorranno partecipare».
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