Attenzione
«La Btp verso una morte ingiusta»
Giovanni Ciattini
Accorato appello di Fusi e dei fratelli Bartolomei in una lettera-accusa
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PRATO. Un duro atto d'accusa verso chi, a loro giudizio, non si è adoperato abbastanza nel salvataggio del gruppo Btp spa e che, salvo imprevisti e positivi sviluppi, rischia di pilotare verso il baratro «una tra le prime 10 imprese nazionali con oltre 2500 dipendenti». A lanciarlo sono i tre ex amministratori della Btp, Riccardo Fusi, Roberto e Rodolfo Bartolomei. L'occasione è una lettera («un accorato appello») inviata ieri al commissario Bruno Inzitari, al presidente del Tribunale di Prato, Francesco Antonio Genovese, al procuratore capo Piero Tony, al sindaco di Calenzano Alessio Biagioli, ad alcuni istituti di credito, ai sindacati e ai rappresentanti delle Rsu aziendali. Lo spunto iniziale è l'appalto affidato alla Btp relativo al cantiere "Quadrilatero delle Marche", committente Dirpa (direttrice Perugia-Ancona), citato per dimostrare come il sistema adottato dall'impresa per pagare i fornitori o prestatori d'opera, ovvero attraverso la cessione del 20% del patrimonio immobiliare, rappresentasse una garanzia per il futuro dell'azienda. Verso una morte ingiusta. Perché questa lettera? E' stata scritta «nell'interesse di tutto il gruppo Hbf Spa (l'holding che controlla la Btp), di tutti i suoi creditori e soprattutto di tutti i suoi lavoratori, diretti e indiretti per rappresentare tutto quando accaduto, sta accadendo e accadrà per effetto di una gestione commissariale, che al di là dei meriti o dei demeriti, sta accompagnando una gloriosa impresa ad una morte ingiusta». L'indice è rivolto contro il commissariamento giudiziale, voluto dal tribunale di Prato, che anzichè «consentire la rapida ristrutturazione e la ripresa, ormai per la sua stessa natura sta provocando effetti devastanti. Ecco perché abbiamo cercato da mesi di indicare la soluzione dell'amministrazione straordinaria che avrebbe consentito di salvaguardare i contratti ed i valori aziendali, in gran parte irrimediabilmente perduti. Abbiamo più volte denunciato che il fattore tempo fosse decisivo ed invece passano le ore, i giorni, le settimane, i mesi con la progressiva disgregazione ed il progressivo depauperamento». Il sistema delle permute. La Btp, viene ricordato, «ha sempre sviluppato tutto il suo portafoglio commesse riuscendo ad utlizzare il sistema delle permute di beni immobili di proprietà del gruppo Hbdf spa con i suoi sub-appaltatori ed i suoi fornitori. In tal modo tali beni sono sempre stati valorizzati al cosiddetto prezzo di listino, anche in occasione di contingenti sfavorevoli». Seguendo questo sistema il gruppo Hbf e la Btp gestivano l'appalto Quadrilatero delle Marche di circa 700 milioni di euro «opera tutta finanziata che permetteva alla Btp spa di fatturare circa 160 milioni di euro all'anno». Grazie a questo sistema Hbf si assicurava «la vendita di beni immobili da parte di società del gruppo per oltre 30 milioni di euro ogni anno, a prezzo stimato dalla perizia Praxi». Un modello virtuoso, come viene definito dai tre ex amministratori, che attraverso gli accordi sottoscritti con alcune aziende aveva fruttato oltre 28 milioni di euro. Attraverso questo sistema il gruppo Hbf, si spiega, avrebbe potuto «dismettere ed incassare importanti somme che sarebbero state girate totalmente alla Btp spa creditrice del gruppo fino al suo saldo e poi le ulteriori somme sarebbero state utilizzate per il pagamenti degli altri creditori». Il geometra Giuffrida. Francesco Giuffrida, geometra, il presidente di Dirpa e consigliere di Btp. A lui viene imputato di essere venuto meno agli impegni (permute) presi in precedenza con le altre imprese, «appaltando direttamente i lavori e le forniture come Dirpa», rinunciando così a dismissioni per 150 milioni di euro in un momento drammatico per il gruppo in cui è fondamentale vendere nell'interesse di tutti. «Si badi - si aggiunge - che vendere i beni di holding Bf spa oggi con l'attuale andamento del mercato immobiliare è quasi impossibile e comunque dovrebbero essere applicati sconti rilevanti rispetto a quanto periziato da Praxi nel piano firmato con le banche il 23 aprile 2010». Tradotto: «l'abbandono del modello virtuoso produrrà effetti esiziali rendendo materialmente impossibile qualsivoglia salvataggio». «Avendo la Btp spa un portafoglio di ordini superiore ad 1 miliardo di euro - continua la lettera - era garantita dal sistema la vendita di cespiti per oltre 200 milioni. L'accordo del 6 agosto 2010 prevedeva la possibilità di vendere da parte di Hbf spa oltre 30 milioni di euro di immobili ogni anno, che sommati ai 30 già revisti come Btp spa, portava a 60 milioni ogni anno, e quindi a 240 milioni in quattro anni». La fuga dei dirigenti. Nella lettera si informa che il gruppo dirigente del cantiere Autostrade per l'Italia lotto 4/5/6 e lotto 7/8 di Certosa Firenze ha dato le dimissioni e che andrà a lavorare in altra azienda. E questo, viene detto, comporterà il mancato rispetto dei tempi degli accordi contrattuali: «Questo personale andava assolutamente tenuto oppure convinto a rimanere al proprio posto fino alla fine dei lavori o meglio fino alla cessione del ramo pubblico della Btp spa». C'è rammarico, inoltre, per aver messo da parte il geometra Alberto Monaco, responsabile del portafogli dell'edilizia privata (350 milioni di euro, tra i clienti anche Esselunga), esclusa dall'accordo del 6 agosto 2010. Così come per l'abbandono del cantiere Fidia spa di Firenze e dell'Interporto di San Miniato («il mancato completamento provocherebbe un danno per il gruppo di oltre 50 milioni di euro»). Insomma, è vero, e l'ammettono pacificamente i tre ex amministratori di Btp, il gruppo era molto esposto con le banche (900 milioni di euro), ma chi è venuto dopo di loro si sarebbe mosso come un elefante in un negozio di cristalleria. Questo, almeno, è quanto si cerca di dimostrare nella lettera. Le Soa sospese. Sono le attestazioni di cui le imprese devono essere in possesso per poter partecipare agli appalti pubblici. Nella lettera si dice le Soa risultano «sospese e che quindi le iscrizioni di Btp sono a rischio». Legge Marzano. Uno scenario apocalittico che, a giudizio di Fusi e dei due Bartolomei, si sta per concretizzare in quanto non si è tenuto conto, da parte dall'amministratore giudiziario, dal tribunale di Prato e dal sistema bancario, della loro richiesta di applicazione della legge Marzano prevedendo invece il ricorso all'accordo di ristrutturazione art. 182 bis. La conclusione. La strategia usata nel tentativo di salvare creditori e dipendenti, viene giudicata «intollerabile e fallimentare. Una gestione commissariale di questo tipo, senza le protezione tipiche della legge Marzano, è per sua natura, destinata a provocare danni. Solo una procedura concorsuale conservativa può salvare il salvabile, sperando che non sia troppo tardi». E' vero che siamo fuori dai giochi, si conclude, ma «non possiamo assistere a questo scempio: difendete il gruppo solo così tante famiglie potranno ritrovare un po' di serenità e tante piccole e medie aziende potranno essere salvate e contemporaneamente i creditori potranno recuperare i propri crediti».
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