Il Tirreno

Prato

L’assessore Caverni incontra il Consorzio Etruria: pignoramenti in Comune e azioni legali dei creditori

Pecci, parte la guerra di carte bollate

Il cantiere del museo Pecci
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Il cantiere del museo Pecci

Il cantiere del nuovo museo rischia lo stop definitivo, si cerca una via d'uscita

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PRATO. Guerra di carte bollate per scongiurare lo stop definitivo del cantiere per il raddoppio del museo Pecci. Una situazione che si aggrava giorno dopo giorno. E le riunioni si succedono. E' di ieri l'incontro - non certo il primo - tra l'assessore al Lavori pubblici Roberto Caverni e lo staff tecnico del Consorzio Etruria. Per trovare una soluzione-tampone alle pratiche di pignoramento contro terzi che quasi quotidianamente arrivano al Palazzo. E tutto questo con il cantiere di viale della Repubblica che - se pur formalmente aperto - lavora con tre operai che riescono sì e no a mantenere lo status quo.  «Una situazione difficile - commenta l'assessore - nella quale il Comune pur avendo la massima disponibilità a liberare le risorse necessarie per far funzionare il cantiere, ha invece le mani legate». Surreale: opere realizzate nei tempi fissati se non in anticipo, risorse sufficienti (su finanziamenti regionali e in parte comunali) ma inutilizzabili.  Sta accadendo che oltre alle pratiche di pignoramento conto terzi, avanzate dai creditori del Consorzio che ha vinto l'appalto nel novembre del 2009 con un ribasso del 34,72% sulla base d'asta inziale pari a 9 milioni di euro, aggiudicandosi l'opera ad un costo di 5milioni 699mila euro (una pratica quella degli appalti al massimo ribasso che crea rischi eccessivi - è il parere di ingegneri e architetti - soprattutto in una fase di crisi dell'edilizia), stanno arrivando all'ufficio legale del Comune le azioni avanzate dalla massa di subappaltatori che di fatto portano avanti il cantiere. Si tratta di azioni civili dall'effetto devastante, perché se nel primo caso la richiesta di pignoramento conto terzi che "congela" i finanziamenti destinati alla prosecuzione dei lavori, è destinata a finire davanti al giudice civile al quale spetta la decisione ultima se bloccare definitivamente o "riaprire" le linee di credito del Comune, nel secondo c'è l'obbligo immediato di sospendere i pagamenti per mantenere il "gruzzolo" a disposizione di artigiani e subappaltatori. E' di pochi giorni fa, infatti, lo stop di uno stato di avanzamento dei lavori per oltre 200mila euro. Una situazione che obbliga il Comune a una gestione complessa anche dal punto di vista legale.  L'incontro di ieri tra Caverni e Consorzio Etruria è servito anche a tracciare una possibile via d'uscita, strada in salita ma non impraticabile. Ma che passa anche attraverso la disponibilità della società che ha creato un cartello temporaneo d'impresa con il Consorzio Etruria, la Mecoop società cooperativa con sede a Montelupo e che ha già realizzato tutte le opera in metallo necessarie al raddoppio: in pratica lo "scheletro" del Pecci-bis, dalle fondamenta al grande anello ideato da Maurice Nio, già consegnate e ora depositate in cantiere. Impossibile montare "i pezzi" perché il tecnico - un ingegnere ingaggiato dal Consorzio - che ha effettuato studi e calcoli per posa, montaggio, installazione, con parcella non ancora saldata, è tra i protagonisti delle azioni di risarcimento. Niente studi, niente prosecuzioni dei lavori. L'opera di mediazione dell'assessore Caverni è stata proprio in questa direzione: proporre alla Mecoop di assumersi quella parte nemmeno troppo rilevante di debiti - magari solo il pagamento dell'ingegnere - in capo al Consorzio. Operazione che garantirebbe la ripartenza del cantiere nell'arco di pochissimi giorni. Se l'operazione Mecoop dovesse fallire, nubi nere si addenserebbero sul raddoppio. Se le pratiche legali dovesso infatti proseguire si potrebbe arrivare alla rescissione del contratto col Consorzio. E questo significherebbe ripartire daccapo.

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