Il Tirreno

Prato

«Salviamo i fornitori della Btp»

Barbara Burzi
«Salviamo i fornitori della Btp»

Appello dei sindacati: temono un accordo che penalizzi i lavoratori

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PRATO. Il grido d'allarme che ieri è risuonato nell'area metropolitana con la voce dei lavoratori Btp non resta inascoltato. I sindacati del territorio fanno sentire la loro presenza e rilanciano la sfida agli imprenditori: «E' l'ora che facciate la vostra parte». La crisi strangola anche i colossi dell'edilizia che rischiano di crollare spazzando via con sé la gran parte di aziende fornitrici e subappalatatrici del settore nel distretto. Su tutta l'area metropolitana si contano quattromila lavoratori col fiato sospeso e 200 imprese che rischiano di rimanere senza ossigeno per la crisi della Baldassini-Tognozzi-Pontello da cui debbono riscuotere complessivamente 150 milioni di euro. Se si sposta la lente d'ingrandimento sul nostro territorio la situazione si complica. La crisi Btp coincide infatti con un periodo di ripresa che, seppur in maniera quasi impercettibile, soffia sulle piccole imprese del settore, rischiando ora di spegnersi di nuovo. «L'edilizia a Prato è in crisi a prescindere dalla situazione di Bpt e credo che ancora non si sia toccato il fondo - commenta Adolfo Martino, segretario Fillea Cgil - Certamente, venendo a mancare una delle aziende più importanti il rischio è di dare il colpo di grazia: fra edili e fornitori di materiali e servizi che ruotano intorno al settore, sono 400-500 i posti di lavoro che potrebbero saltare nel distretto pratese a causa di Btp». Come detto però il fallimento dell'azienda di Calenzano sarebbe solo un'altra spinta verso il basso per il comparto edile e affini. «Dopo quindici anni di vacche grasse sono cominciate ad arrivare le difficoltà - continua il segretario Fillea Cgil - Le aziende iscritte alla cassa edile sono diminuite quasi del 50% passando da 700 durante i tempi d'oro alle 400 di oggi, mentre i lavoratori sono scesi da 3.000 a circa 1.800. Se vogliamo dunque salvaguardare il comparto è arrivato il momento che gli imprenditori facciano gli imprenditori, dimostrando di saper rimanere in gioco a costo di staccarsi dalle mele marce (non è più ammissibile che ci siano aziende del territorio che lavorano solo per Btp) perché i prossimi giorni saranno decisivi per decidere le sorti della Baldassini».  Il segretario provinciale Filca Cisl Enrico Menici teme che l'operazione di risanamento possa concludersi con un accordo con le banche lasciando fuori fornitori e lavoratori e perciò invita gli imprenditori pratesi e toscani ad aggregarsi tra loro, facendosi carico di questa responsabilità, per tentare il salvataggio del colosso dell'edilizia. «La Btp ha un peso particolare che potrebbe rimettere in discussione una piccola ripresa, che si è appena percepita - dichiara - e se la legge Marzano non interverrà per ristrutturare finanziariamente l'azienda, mi aspetto che gli imprenditori facciano la loro parte mettendosi insieme nel tentantivo di salvaguardare il territorio e i lavoratori delle imprese che vantano crediti nei confronti della Btp:se lo faranno, noi ci saremo».  «Prato risente già di una cirsi strutturale che proviene dal tessile - aggiunge Francesco Romano segretario degli edili Uil - Quest'ulteriore default di un'impresa toscana di tali dimensioni, allungherà i tempi di una ripresa che è appena cominciata mettendo in crisi un intero sistema: basti pensare che un'azienda edile fa girare almeno 4 imprese del comparto costruzioni e affini».

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