Il Tirreno

Prato

Mandiamo al sindaco 10.000 cartoline con scritto che "Prato ce la farà"...

Francesco Santi
Mandiamo al sindaco 10.000 cartoline con scritto che "Prato ce la farà"...

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 L'evidenza non si dimostra, si sa. Qualche volta è però opportuno indicarla, dirsela l'uno all'altro e nelle piazze. E allora bisogna dire che è assolutamente evidente, ancora una volta, che il sindaco di Prato tradisce le sue promesse, contraddice lo stile con il quale si era presentato e mortifica la città che dovrebbe difendere. La sua promessa era stata la moderazione, la concretezza, l'attenzione alla realtà, appunto contro la mortificazione di Prato che lui (essendo di recente arrivato da Marte) attribuiva al governo degli altri.  E' però evidente che di attenzione e di comprensione della realtà mostra di non averne affatto; su un punto cruciale e di gravissima importanza, le sue stesse parole lo svelano in uno stato confusionale. Il Governo, che è diretto dalla persona che ebbe il garbo di presentarcelo come un simpatico giovanotto, chiede alle Regioni italiane di accogliere i profughi delle guerre che si stanno svolgendo in Nord Africa; la Regione Toscana si mostra collaborativa, cerca di costruire un piano e fa alla città di Prato una proposta di accoglienza di tredici persone. Tredici persone. Il nostro sindaco dichiara subito che nella maggiore città toscana dopo il capoluogo, non possono essere accolti altri stranieri e si fa travolgere dalle dichiarazioni dell'assessore all'Immigrazione, come se il punto fosse l'immigrazione. E' un fatto evidente: l'immigrazione qui non c'entra niente. C'entra la guerra, la sofferenza delle persone, la dignità di una nazione di fronte alla tragedia della guerra che colpisce altri popoli, la dignità di una città. C'entrano tredici persone e una guerra che il nostro Governo ha ritenuto necessaria.  Ma il sindaco non mostra il minimo senso della realtà umana e civile, forse ossessionato per i voti che cercherà tra due anni e dagli accordi con chi promette di pescarli. quei voti, nella torba della paura e della disperazione. Come quando negò di listare a lutto la città in cui erano morte annegate tre lavoratrici in un sottopasso che non aveva funzionato.  Se avesse dichiarato di aver studiato attentamente la situazione per scoprire di non avere strutture capaci di accogliere - che so - più di un profugo, lo avrei detto cinico, ma lui avrebbe nascosto l'evidenza di essere prigioniero della sua ideologia e di non avere per nulla un approccio concreto.  Avrei detto che è un cinico, perché io sono un buonista, sono cioè tra coloro che continuano a provare una certa emozione di fronte alle immagini di dolore che arrivano dal Mediterraneo; tra coloro che continuano a credere che l'accoglienza è un valore, come si è creduto in tutto l'Occidente, da Omero in poi, e anche un valore produttivo; tra coloro che credono che questo abbia un significato politico.  Lui avrebbe potuto però dirsi seguace della via della concretezza. E' evidente che lui viene da un altro pianeta, ma avrebbe almeno potuto mostrarsi fedele al suo pianeta, concreto e efficientista, dato che si è fatto eleggere esibendo questa carta d'identità, che invece non risulta vigente quando ci parla di insopportabile immigrazione, di fronte a tredici profughi di guerra.  Non mi piace che Prato sia ridicolizzata mille volte, grazie alle uscite del sindaco e dei suoi assessori: questo stile fa una pessima pubblicità alla città e rende più difficile la crisi. Ma, come si diceva, pensa troppo alle sue elezioni, il nostro sindaco, e lo comprendo. Un'elezione gliela darei subito: mandandogli diecimila cartoline di Prato, con scritto sopra "Prato ce la farà", anche ad accogliere tredici sofferenti.

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