La manifestazione
Il sindaco perde la testa ma il conflitto è col Ministero
Il Gruppo consiliare del Pd in Comune
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Bastano tredici persone a far perdere la testa a Cenni, Silli e Mondanelli. Per una volta, stupisce positivamente il silenzio dell'assessore Milone che ha capito che il conflitto istituzionale sollevato dal Comune - in perfetta malafede o per totale inadeguatezza - non è con la Provincia e con la Regione ma con la Protezione civile e con il Ministero dell'Interno, da Maroni in giù. Ministero e Protezione civile che finanziano per intero l'accoglienza. Accoglienza che è frutto della collaborazione fra Roma e le Regioni, Toscana inclusa. Non è un caso che, ad oggi, le Prefetture di Prato e Firenze siano silenziose così come silenzioso è chi garantisce l'ordine pubblico giorno per giorno, ovvero la Questura. Tredici profughi sono biecamente strumentalizzati per fini di propaganda, per ritorsione istituzionale, per lotta tutta politica con chi non è avversario politico, ma interlocutore istituzionale. Cenni, appannato e irato, tira in ballo gli sfratti in città come se mescolare le carte e confondere le acque potesse migliorare le cose. Tra parentesi, il sindaco sa bene che ha trovato una macchina in grado di non lasciare nessuno sotto un ponte, perchè l'emergenza alloggiativa, tra mille difficoltà, funziona. Dire ai pratesi: (gli altri) trovano i soldi per i profughi ma non li trovano per voi è dire una bugia vergognosa, di chi sa di non avere altri argomenti da proporre alla città. Tornando a Cerreto, il contrappasso per il residente assessore Silli non potrebbe essere più spietato. Vittima della sua stessa propaganda e del furore ideologico («se vi garbano tanto i profughi, prendeteveli a casa vostra»), ospiterà nei suoi pressi, grazie alle competenze della Fondazione S. Rita, tredici persone che chiedono solo che sia accertato il fatto che fuggono da Misurata, Libia. Bene ha fatto la Provincia e bene hanno fatto i sindaci a confermare la loro disponibilità, nel solco della tradizione di una comunità accogliente verso chi fugge dalla disperazione.
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