Finanza
Addio al pioniere dell'alta moda
Maria Lardara
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Nedo Paoletti Si è spento Nedo Paoletti. Il ricordo di Niccolai
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PRATO Non si contano i capi griffati, preziosi gioielli in stoffa per le tasche di pochi, che sono usciti dal suo negozio per entrare nel guardaroba di intere generazioni di donne e uomini pratesi. E poi, abiti da cerimonia che hanno accompagnato nel giorno più bello tante coppie di sposi di Prato e non solo. Un anno fa si abbassava il bandone dello storico negozio Paoletti di via Guasti. E ieri se n'é andato anche il suo fondatore, «il primo che ha saputo reinterpretare il pret-à-porter a Prato», come ama ricordarlo il direttore dell'Unione commercianti Gianluca Niccolai. Il mondo del commercio pratese piange così la perdita di Nedo Paoletti, il cui nome era diventato negli ultimi 60 anni un simbolo del bel vestire e del gusto pratese: aveva 78 anni e si è spento dopo una malattia che lo ha fatto mancare all'affetto di parenti e amici. Che sono tanti: in casa Paoletti (del figlio Massimo è invece il punto vendita "Paoletti Neway" inaugurato nel settembre scorso in via Cairoli) il telefono che squillava portava ieri messaggi di condoglianze anche dai clienti di lontano, quelli affezionati al nome Paoletti. «Mio fratello aveva occhio in questo mestiere, girava mezza Italia per scegliere su misura le collezioni degli stilisti», racconta Raffaello, il fratello 73enne e socio in affari di Nedo dal 1952, anno di apertura del locale di via Guasti. Un marchio che è sempre stato sinonimo dell'alta moda a Prato: l'addio a quel punto vendita fu comunque una perdita spiacevole. «Decidemmo di chiuderlo perché ormai avevamo raggiunto la nostra età», spiega Raffaello. Sul passato non ama soffermarsi Massimo che del padre preferisce rammentare l'essenzialità, l'umiltà che lo portava a stare lontano dai riflettori, a lavorare con serietà e professionalità: «Era un uomo che amava fare le cose in punta di piedi - ricorda -: mi ha dato una grande lezione di rispetto per tutte le persone». Sulla scia della tradizione di famiglia, Massimo ha ereditato da babbo Nedo e zio Raffaello il fiuto per la moda di alta classe. Chissà quante signore facoltose, nei camerini di via Guasti, hanno provato abiti da sogno con l'etichetta di Cavalli, Gucci, Versace o Trussardi, tanto per dire qualche nome. «A Prato Paoletti è sempre stato il negozio d'abbigliamento per antonomasia», ammette il direttore Niccolai dell'Unione commercianti nel riferirsi a uno dei suoi storici associati. E la notizia della morte lo ha colto di sorpresa. «Non sapevo avesse problemi di salute, l'ultima volta l'ho incontrato agli inizi dell'anno dopo le svendite di Natale. Si vedeva nei suoi occhi il dispiacere per aver chiuso un'attività storica, lamentando la mancanza di ricambio generazionale. Era una persona molto ben vista a Prato, aveva modi di fare cordiali e distinti. E' stato il primo a portare l'alta moda in città - conclude il direttore dell'Unione -: se ne va un pezzo di storia di Prato».
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