Il Tirreno

Prato

Per i richiedenti asilo prima giornata a Cerreto con vestiti e scarpe nuove

Profughi, un'altra lettera di Cenni

La famiglia di profughi del Burkina Faso con Jessica
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La famiglia di profughi del Burkina Faso con Jessica

«Comune inascoltato». Ma Ferrara apre: «Malumori temporanei»

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 PRATO. Il giorno dopo la grande lite sui profughi, i toni da parte del Comune e della Provincia si abbassano. Per non fomentare strumentalizzazioni sui quattordici richiedenti asilo arrivati ventiquattro ore fa nella casa Madonna delle Tenerezza a Cerreto.  Ma soprattutto per evitare rischi di iniziative di protesta che potrebbero accendere estremismi di piazza, poi difficilmente controllabili. E dunque l'ordine di scuderia pare sia quello - al netto delle convinzioni divergenti che pure restano tali sulla gestione dell'accoglienza - di attestarsi su toni freddi ma istituzionali. E la nuova lettera che il sindaco Roberto Cenni ha inviato al presidente della Provincia Lamberto Gestri e al presidente della Regione Enrico Rossi ne è l'esempio. Sottolinea come «una politica scellerata del passato» abbia reso Prato «l'emblema di ciò che un paese civile non dovrebbe essere». Lamenta con forza la poca considerazione avuta per le posizioni del Comune: l'indisponibilità ribadita fino all'ultimo all'accoglienza. «Vorremmo capire - scrive - in base a quale valutazione l'opinione e la volontà del Comune vengano continuamente ignorate». «Se qualcuno ritiene - aggiunge - che il Comune sia un ente sottoposto a tutela di altri non ha capito il senso delle nostre posizioni». E conclude: «Ciò che sta accadendo è paradossale, perché mentre Prato si è assunta pubblicamente la responsabilità della decisione di non accogliere i profughi, con tanto di critiche pretestuose, altri amministratori pur ergendosi a paladini dell'accoglienza, si sono volatilizzati».  Un'apertura però viene da Loredana Ferrara, assessore all'Immigrazione in Provincia, la prima a tendere una mano: «Sono convinta - dice - che tra noi e il Comune ci siano stati malumori temporanei e che la situazione, usando un po' di sensibilità, andrà a migliorare». Rombano, invece, i motori dell'organizzazione che assiste i richiedenti asilo che ieri hanno ricevuto, tra le altre cose, la prima fornitura di vestiario. A provvedere don Santino Brunetti, parroco di Maliseti, che ha la delega della diocesi all'immigrazione, aiutato dall'assessore Ferrara che si è recata a Cerreto accompagnata dall'assesore Edoardo Nesi. «Abbiamo scelto vestiti di diverse taglie - spiega Ferrara - tutti nuovi, appena acquistati, e scarpe. Oltre ad alcuni indumenti per la bambina». La prima notte nella casa in collina di Cerreto pare sia trascorsa serena. «Certamente sono spaesati - racconta Ferrara - perché si rendono conto che la loro vita deve inziare nuovamente e da zero. Ma si tratta di persone abituate a lavorare e ad affrontare i problemi. E hanno capito che siamo disposti ad aiutarli». A partire dalla lingua. Ieri è stato chiesta alla Regione la disponibilità di un mediatore linguistico «che cerchermo sul territorio - continua Ferrara - e anche l'organizzazione dei corsi di italiano, che sono stati accolti con grande entusiasmo, sarà in capo alle associazioni cattoliche e alla Regione».  Convocata d'urgenza, ieri in Comune, infine la quinta commissione, presieduta dal Pdl Roberto Baldi - invitato l'assessore all'Immigrazione Giorgio Silli, assenti giustificati i componenti dell'opposizione - per discutere dell'arrivo dei profughi e dello scontro che ne è nato. Se un coro di proteste si è levato contro la Provincia, si sono mantenuti toni cauti sui profughi. «Abbiamo deciso - spiega Baldi - di convocare in fretta un consiglio comunale straordinario sulla questione immigrazione per sviscerare i problemi».

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