Sicurezza
Lassessore Milone allattacco sullo studio del Cnel: «Io e il sindaco facciamo bene a non fidarci»
«Legami tra la criminalità e i notabili cinesi»
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Lassessore alla Sicurezza urbana Aldo Milone 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. «Il rapporto presentato dall'osservatorio del Cnel sulle organizzazioni malavitose cinesi presenti in Italia e in particolar modo a Prato ha evidenziato e confermato quanto da mesi denuncia questa giunta, ossia il legame tra queste organizzazioni e notabili locali della comunità cinese». Lo sostiene l'assessore alla Sicurezza urbana Aldo Milone commentando un recente rapporto del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. «Questo studio - dice l'assessore - rafforza la posizione del sindaco Cenni che ha sempre sostenuto come i rapporti con le comunità straniere vadano tenuti attraverso le istituzioni, consolato e ambasciata, diversamente da altri enti che continuano a dialogare con pseudo associazioni non riconosciute dalle autorità consolari». «Ricordo ancora gli attacchi che il sindaco ha subìto dall'opposizione - aggiunge Milone - in merito alla vicenda dei rappresentanti delle comunità straniere che avrebbero dovuto sfilare subito dietro il gonfalone della città (al Corteggio storico di settembre, ndr) come impropriamente chiesto dal presidente della Provincia. Lo stesso si dica per il sottoscritto quando feci riferimento al pericolo di presenze mafiose nello stesso evento cittadino. Mi auguro pertanto - conclude l'assessore alla Sicurezza urbana - che questo ennesimo allarme, dopo le giuste valutazioni di autorevoli esponenti della magistratura, faccia riflettere quanti per interessi di carattere ideologico si ostinano a non guardare in faccia la realtà». Il rapporto del Cnel segnala un aumento dei cittadini di origine cinese denunciati in Italia nel corso del 2010. Nello studio si pone l'accento anche sul fenomeno delle rimesse verso la Cina e delle indagini sul riciclaggio, che proprio a Prato hanno dato esiti clamorosi nel giugno dell'anno scorso con l'arresto di italiani e cinesi coinvolti nell'affare. Né in quell'inchiesta né in altre recenti, però, si è ipotizzata l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.
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