Sicurezza
Visite mediche a Malattie infettive, poi le foto in Questura e laccoglienza nella casa di Cerreto
Sono 14, metà vengono dal Bangladesh
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PRATO. I profughi arrivati in città sono 14, compresa una bimba di 7 mesi. Il pulmino della Cap li ha scaricati alle 15,20 davanti all'ingresso del padiglione di Malattie infettive dell'ospedale. L'autista era stato avvertito martedì sera dalla Provincia. Gli immigrati fanno parte di un contingente salpato da Lampedusa e approdato al porto di Genova in mattinata. La polizia li ha scortati fino all'area di servizio Versilia sull'A12, dove sono stati presi in consegna dai colleghi della Questura di Prato e dalla funzionaria della Provincia Elena Cardosi. Le visite mediche, alla presenza del dirigente dell'Igiene pubblica Luigi Ricci, sono più che altro una formalità. Stanno tutti bene, compresa la bambina. Il dirigente della Digos, Roberto Garbagna, li accompagna poi in Questura per le operazioni di fotosegnalamento. Nessuno ha documenti al seguito, bisogna stare a quello che dicono. Formalmente sono tutti "richiedenti asilo", cioè in attesa di ottenere lo status di rifugiato politico. Ci vorrà qualche mese, nel frattempo restano ospiti della Diocesi nella Casa della Madonna della Tenerezza, in via Tofanaia e Butia a Cerreto. Il gruppo è composto da sette bengalesi, due pachistani, due nigeriani e una coppia del Burkina Faso con la figlia piccola. Sono vestiti in maniera molto dignitosa, probabilmente hanno ricevuto qualche indumento subito dopo lo sbarco in Italia e se li si incontrasse per strada non si direbbe che arrivano da un paese in guerra dopo la traversata dello stretto di Sicilia. Sono tutti maggiorenni, anche se quelli più giovani dimostrano meno della loro età. Nessuno parla una parola di italiano e non si sa se abbiano parenti pronti a ospitarli in Italia.
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