Ospiti nel rifugio delle orfanelle
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A sinistra la Casa della Madonna della Tenerezza che ospita da ieri profughi provenienti dalla Libia Macrì (Santa Rita): abbiamo risposto all'appello del vescovo
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PRATO. Nella Casa della Madonna della Tenerezza, a Cerreto, non manca niente. Pentole, piatti, letti rifatti, sala mensa, c'è perfino un box per l'ultima ospite, la piccola Jessica arrivata ieri alle 18,30 in braccio alla mamma. Quelli della Fondazione Opera Santa Rita hanno fatto le cose in fretta e senza sbavature. «Abbiamo semplicemente risposto all'appello fatto un mese fa dal vescovo Simoni - spiega il presidente della Fondazione, Roberto Macrì - Successivamente la Provincia ha individuato le strutture disponibili e ieri mattina (martedì, ndr) ci hanno avvertito che i profughi sarebbero arrivati oggi, così ci siamo attivati per tempo». Qui, in cima alla salita di via Tofanaia e Butia, una delle zone più ambite dai pratesi che se lo possono permettere, negli anni Cinquanta venivano ospitate le piccole orfane e con l'arrivo dei profughi è come se un cerchio si chiudesse. La struttura, un tempo la casa padronale della fattoria di Cerreto, è di proprietà della parrocchia di Santa Maria delle Carceri che l'ha avuta come lascito ereditario e da tre anni è concessa in uso gratuito all'Opera Santa Rita. Di solito viene utilizzata per ritiri spirituali e riunioni degli scout. Proprio gli scout stasera saranno a cena coi nuovi inquilini per fraternizzare e allacciare i primi contatti. Ci vorrà uno sforzo di comprensione, perché gli immigrati non parlano italiano, i due pachistani nemmeno l'inglese. «Per loro da domani vale una regola fondamentale - avverte Roberto Macrì - Faremo due appelli al giorno e dovranno essere presenti. In teoria possono andare dove vogliono, ma se non rispondono all'appello rischiano di vedere bocciata la loro domanda di asilo politico». Del resto, a meno di non avere parenti nelle vicinanze, non si vede per quale motivo i profughi debbano aver voglia di evadere dalla prigione dorata. Ci costeranno 35 euro a testa tutto compreso, presumibilmente per tre o quattro mesi, il tempo stimato per ottenere una risposta dalla commissione centrale sull'istanza di asilo politico. L'idea del Santa Rita è che si facciano da mangiare da soli, una volta imparato come funziona la cucina. La spesa però non potranno farla da soli, un po' perché non hanno mezzi per spostarsi, ma soprattutto perché non hanno un euro in tasca. P.N.
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