La manifestazione
Vaiano. Nessun colpevole per le decine di cani morti nellinverno del 2006
Non sono loro gli "untori"
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Cani su una strada di campagna Assolti dall'accusa di aver sparso polpette avvelenate
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VAIANO. Assolti perché il fatto non sussiste. Non furono loro ad avvelenare i cani che morirono a decine nei boschi di Vaiano tra gennaio e marzo del 2006. Francesco Nencini, 70 anni, e Roberto Berni, 62, entrambi di Vaiano, escono puliti dal processo che si è concluso ieri in Tribunale e che li vedeva imputati per l'avvelenamento degli animali. Il giudice monocratico Napolitano ha stabilito che non ci sono prove per attribuire ai due, all'epoca guardia volontaria ed ex guardia dell'Arcicaccia, la responsabilità di aver sparso le polpette avvelenate che uccisero gli animali. Nencini e Berni, difesi da Iacopo Scaffai e Andrea Biagioni, sono stati processati in seguito ad alcune querele presentate dai proprietari dei cani morti. Oltre alle querele, i carabinieri raccolsero voci insistenti secondo le quali sarebbero stati i due imputati a spargere le polpette intorno alla Zona di ripopolamento e cattura di Villanova, gestita dall'Arcicaccia, per salvaguardare la selvaggina dagli attacchi di volpi e cani randagi in un periodo decisivo per la riproduzione di lepri e fagiani. Nencini fu anche aggredito dal padrone di un cane che lo sospettava di averglielo avvelenato. I carabinieri andarono a perquisire le abitazioni dei due: in quella di Nencini trovarono lacci per la cattura degli animali, in quella di Berni una confezione di insetticida con lo stesso principio attivo (fosfato di zinco) usato per le polpette avvelenate. Quattro proprietari dei cani presentarono querela, ma si calcola che di cani ne morirono una trentina. Il processo ha raccolto tanti indizi, ma nessuna prova. E Nencini ha sfoderato un alibi di ferro: nel periodo in cui lo accusano di aver sparso le polpette lui era in ospedale per curare un tumore. Insomma, aveva altro a cui pensare. P.N.
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