Il dolore
Cenni furibondo, dichiara guerra per lettera
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Vicenda profughi Il sindaco Roberto Cenni ha inviato una lettera di fuoco al presidente della Regione Enrico Rossi, al prefetto di Firenze a quello di Prato e al presidente della Provincia Lamberto Gestri Lo staff tecnico cerca la strada per impugnare il provvedimento
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PRATO. Le prese di posizione del presidente della Provincia Lamberto Gestri sono state la "goccia" che ha fatto traboccare il vaso. Il sindaco Roberto Cenni è furibondo. Chi lo conosce e lo frequenta tutti i giorni ammette di non averlo visto mai «così arrabbiato». Talmento tanto da avere preso carta e penna e avere scritto una lettera tagliente, di protesta indirizzata al presidente della Regione Enrico Rossi, al prefetto di Firenze, a quello di Prato, al presidente della Provincia e al dirigente del sistema regionale di protezione civile. Una lettera, nella quale, nelle conclusioni si chiede nuovamente di trovare un'altra sistemazione ai tredici profughi arrivati ieri pomeriggio nella casa di Cerreto. E nella quale si dice di avere «appreso con stupore» la notizia dell'arrivo dei profughi e si ribadisce che «dell'arrivo non è mai stata data alcuna comunicazione a questa amministrazione neanche informale né sono stati attuati processi concertativi, o siglati accordi o intese». Insomma nulla. E si afferma che il Comune - alle prese già con il 30% di popolazione immigrata, oltre a 20-25mila clandestini, con l'emergenza alloggiativa provocata dalla carenza di case popolari e con 2mila sfratti alle porte - non può accogliere nessu altro. «E' profondamente ingiusto e irresponsabile - scrive Cenni - chiedere a questa comunità ulteriori impegni all'accoglienza». Anche se i numeri - come in questo caso - sono piccoli. Ma per il Comune si tratta di questione di principio. Ed è per tenere fede al principio che il sindaco Cenni assieme al direttore generale e allo staff tecnico sta studiando una strada per impugnare il provvedimento regionale che ha catapultato in città il "pacchetto" di richiedenti asilo. Un'operazione dall'esito finale incerto, per il momento. Ma ben precisa come segnale: guerra aperta. La cui portata è precisata in una nota di Cenni diffusa ieri pomeriggio: «Il Comune - scrive - si è assunta la responsabilità politica e civile di non accogliere profughi sul proprio territorio. Lo abbiamo fatto anche difronte alle critiche pretestuose, ideologiche e strumentali della Regione, della Provincia e degli altri Comuni. Questi ultimi, peraltro, avevano manifestato la disponibilità all'accoglienza ma ne risultano al momento esentati». E c'è un'altra questione che irrita Cenni e riguarda quella quota di popolazione pratese - dai più svariati colori della pelle - per la quale le risposte di assistenza mancano o sono insufficienti. «E' inspiegabile - scrive ancora - per questa amministrazione e per i cittadini pratesi la solerzia con la quale si trovano immediate soluzioni per i profughi e non per quelle molte migliaia di nostri concittadini che da lungo tempo lanciano grida d'aiuto». E prosegue sostenendo che Prato «era l'unico comune del territorio che aveva valide ragioni per dire no all'arrivo dei tredici profughi e degli altri che presto arriveranno. Questo - secondo il sindaco - è un comportamento irresponsabile sia dal punto di vista istituzionale sia da quello del buon senso». «Mi domando perché - conclude - le difficoltà presenti in questa comunità, provocate da una grande massa migratoria e dalla profonda crisi, non debbano essere prese in giusta considerazione».
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