Il Tirreno

Prato

Btp, crescono la paura e la rabbia

Ilenia Reali
Btp, crescono la paura e la rabbia

L'indotto trema in vista di un concordato: il rischio è la perdita di 2.000 posti

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 PRATO. E' una di quelle storie dove non ci sono vincitori ma tante vittime. E' la storia del Gruppo Btp e di tutte le persone che vi lavorano o che, per l'azienda di costruzioni, hanno lavorato in subappalto. Tanti mesi sono passati dall'inizio della crisi e poi della nomina del commissario che ha sostituito i soci, tra cui il pratese Fusi implicato in vicende giudiziarie. E con il passare del tempo la situazione sembra farsi sempre più complicata. Perché la sofferenza economica delle aziende che devono riscuotere e la paura per il loro futuro dei dipendenti è sempre più tangibile. E, tra i mille risvolti, della gravissima crisi finanziaria è sempre più difficile capire cosa accadrà. Si cominciano a sentire, più forti, le voci delle persone coinvolte.  Il viaggio di Btp, e della holding Bf, sembra vicino al capolinea. Il 15 giugno è fissato in Tribunale l'appuntamento con una nuova udienza. Dovrebbe essere quella decisiva. Il futuro però non è ancora deciso.  E domani pomeriggio i creditori, i titolari delle aziende dell'indotto, saranno ricevuti dall'assessore regionale Gianfranco Simoncini dopo gli incontri avuti con presidente della Provincia Lamberto Gestri. Sono arrabbiati. Sentono le loro aziende scricchiolare sopra le loro spalle per i crediti non riscossi da Btp ma anche perché il settore dell'edilizia è un bagno di sangue. E un'azienda dietro l'altra, anche tra le più grosse della Toscana, smette di pagare.  Btp è il primo caso ma segna il crollo di un sistema che si reggeva su tre-quattro grandi aziende intorno a cui giravano la gran parte degli appalti e dei cantieri.  C'è rabbia anche per quelle cambiali che stanno arrivando a scadenza, rilasciate a gennaio da Btp e che sembravano garantite e che invece stanno andando in protesto. Le aziende edili si trovano quindi a dover rientrare dopo averle scontate in banca, spesso in quegli stessi istituti di credito di cui Fusi e Bartolomei erano clienti e che non hanno fatto capire i rischi che c'erano all'orizzonte. E anche perché speravano, come era stato fatto balenare dallo stesso commissario Bruno Inzitari, che le banche le avrebbero congelate.  Così non è stato. Anzi. Sembra vicinissima a sfumare anche la possibilità che a Btp e alla holding venga accettata la ristrutturazione del credito attraverso la 182 bis. Di fatto sfuma la certezza di riscuotere, prima o poi.  Si parla di ricorso al concordato preventivo e quindi della possibilità di riscuotere solo una percentuale, quasi certamente sotto il 40%, dei loro crediti. Una mazzata.  Anche perché più il tempo passa e più c'è il rischio che si perdano i cantieri che Inzitari aveva fatto ripartire grazie a un finanziamento ponte da circa 30 milioni di euro concesso dalle banche in vista della 182. Ora di quei soldi la parte rimasta può essere utilizzata? Sarebbero tornati indietro anche i salari per i dipendenti. Il ritardo è però di pochi giorni e la partita sembra essere ancora aperta.  Nel mezzo al disastro, oltre alle aziende, ci sono anche loro: i 60 dipendenti di Btp. Si deve vendere la parte dei cantieri pubblici: tre le offerte. C'è quella di Impresa, la più datata nel tempo, quella di Sebach (si dice la favorita) e quella di Toto. Impresa sarebbe interessata al cantiere del Quadrilatero e delle Autostrade, Sebach e Toto solo al Quadrilatero. Le ultime due non vorrebbero tenere la sede a Calenzano, la laziale invece sì ma intanto per un anno. Alla fine qualunque sarà la scelta, dei dipendenti in forza a Calenzano, rimarranno al lavoro solo in pochi. Al massimo una ventina.  Si dice che Ferrovie stia pensando alla rescissione del contratto mentre i cantieri quasi ultimati del settore privato sono stati passati a Cpf. In cambio l'azienda fiorentina dovrebbe prendere del personale. Ma come se già ha i suoi in cassa integrazione?  Chi può tra i dipendenti scappa. Se ne vanno quelli con più agganci, vanno alla concorrenza perché chi può si arma per conquistare gli spazi lasciati vuoti dalle imprese in coma, come Btp. E in tutto questo c'è la partita degli immobili. A chi rimarranno? Le banche ne hanno già una bella fetta. Di diritto. I più piccoli pagano fagocitati dal crollo di Btp. Nel distretto il rischio è la perdita di 2.000 posti di lavoro in un'area già profondamente sofferente.

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