Italia
LETTERE E INTERVENTI
Emanuele Politano
4 MINUTI DI LETTURA
IL CAMPINO Si è trattato di un furto non di una bravata Gli articoli apparsi sul quotidiano Il Tirreno (cartaceo e on-line) il 10 maggio scorso definiscono rispettivamente "notte brava" e"bravata" il furto con scasso compiuto ai danni della Scuola dell'Infanzia Il Campino di Prato da due persone ultra maggiorenni (29 e 37 anni), con numerosiprecedenti per stupefacenti e guida in stato di ebbrezza, colti in flagranza di reato. L'inadeguatezza di tali termini rischia di sminuire la gravità di un reato penale, il grande senso civico dimostrato dalla persona che ha chiamato le forze dell'ordine nonché la prontezza con cui queste sono intervenute. Dell'importanza del loro gesto abbiamo a lungo parlato ai nostri bambini, non solo per aiutarli a superare il trauma provocato dall'ennesimo furto subito (circa un mese fa furono rubati tutti i computer posseduti dalla scuola e impiegati nella didattica), ma anche per ridargli fiducia negli adulti ed educarli alla legalità. A loro esprimiamo la nostra profonda riconoscenza e offriamo la nostra collaborazione per dare sicurezza a questo bellissimo angolo della città. Grazie I rappresentanti di sezione della scuola dell'infanzia Il Campino di Prato: Cecilia Serafini (sezione D), Francesca Migliori (sezione A), Paola Mannelli (sezione B), Lucia Vinci (sezione C), Luca Stanzani (sezione E), Katiuscia Manca (sezione F) PISTE CICLABILI Il centro apre alle auto ma chiude alle biciclette Maggio è il mese di tante iniziative collegate all'uso della bicicletta: Bimbinbici, Bicincittà, Giornata Nazionale della Bicicletta. La maggior parte delle città italiane partecipa a queste manifestazioni in maniera del tutto ipocrita, non avendo mai fatto nulla, o pochissimo, per favorire l'uso della bicicletta come effettivo mezzo di mobilità. Prato non fa eccezione e non si configura certo come una città "amica delle bici e dei ciclisti". Delle tante cose che non sono state fatte o di quelle poche che sono state fatte, scelgo di parlare un po' delle piste ciclabili. Ebbene, la loro manutenzione lascia a desiderare e questo è sotto gli occhi di tutti coloro che in qualche modo le usano. La loro rete ha un percorso che le fa pensare più per un uso ricretivo- sportivo- turistico piuttosto che effettivamente legato ad una mobilità alternativa e sostenibile. Prendiamo il caso del centro storico, cioè la zona della città con più limitazioni di traffico e sosta. Non esistono piste ciclabili: quella che appare tale anche sul sito del Comune, cioè quella interna all'area ospedaliera e che poi continua fino a San Giusto (pista Learco Guerra) di fatto non è mai esistita. C'è un cartello in corrispondenza del cancello chiuso di piazza del Collegio e, dentro, solo un parcheggio e strade per le auto dei dipendenti. Questa è la situazione vera, nonostante gli slogan e le vanterie degli amministratori a partire dal 2001. La giunta attuale si è distinta per una drastica riduzione della zona a traffico limitato e dell'area pedonale, in concomitanza con la scarsità di controlli. Sono convinto che sia difficilissimo progettare piste ciclabili all'interno del centro, in strade strette e in zone con concentrazione abitativa e commerciale altissima. Ma proprio per questo bisognerebbe cercare di limitare il transito delle auto, altrimenti (e questa è davvero un'assurdità) il centro sarà una delle zone meno percorse dalle biciclette. I nostri amministratori dovrebbero cominciare a considerare che i ciclisti urbani sono abbastanza e molti sono i genitori che vorrebbero andare per la città coi figli, in bici e in situazione di sicurezza. Alessandro Bellucci ciclista urbano LA PROTESTA Consumazioni care alla Lazzerini Sono un frequentatore abituale della biblioteca Lazzerini. Qualche giorno fa decido di prendere un aperitivo al bar della biblioteca gestito dal gruppo Miraglia. Mi avvicino al bancone e, dopo aver cercato inutilmente il listino prezzi, chiedo alla ragazza di turno quanto costa uno spritz. "5.00 euro" mi risponde. Sobbalzo, pensando che a Padova, in pieno centro, uno spritz consumato con servizio al tavolo costa non più di 3,00 euro, a volte anche 2,00. "E' lo stesso prezzo di tutti gli altri bar del nostro gruppo" fa ancora lei. Tant'è. Ordino: un momento di svago alla fine di una giornata lunga e faticosa me lo posso anche concedere, penso tra me e me. Spero, almeno, che lo spritz sia fatto come si deve. Macché. La ragazza va nel retro bar e torna con un bicchiere pieno di ghiaccio. "Può togliermene un po'?", faccio io. La ragazza, gentilissima, mi accontenta subito. Poi versa mezzo dito di Aperol, ancora meno di prosecco: il resto è tutta acqua gassata San Pellegrino (forse per compensare il ghiaccio tolto?). Chiedo dei salatini come accompagnamento. Nient'altro. Mi siedo. Il sapore dell'aperitivo è né più né meno quello di una bevanda gassata lasciata aperta per dei giorni in frigorifero. Ora mi chiedo: com'è possibile giustificare un rapporto così sproporzionato tra qualità e prezzo? Soprattutto mi chiedo: secondo quali criteri è stato affidato in gestione uno spazio che dovrebbe servire alla socializzazione di chi frequenta la biblioteca e non a scimmiottare l'atmosfera di una mondanità posticcia da Dolce vita?
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google