Il Tirreno

Prato

I quattro quesiti: dal nucleare all'acqua

A sinistra manifestazione in favore dell’“acqua bene comune” qui la centrale di Fukushima
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A sinistra manifestazione in favore dell’“acqua bene comune” qui la centrale di Fukushima

L'abrogazione del legittimo impedimento promossa dall'Italia dei Valori

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 PRATO. I quattro quesiti referendari di giugno si dividono fra nucleare, legittimo impedimento ed acqua pubblica e essendo referendum abrogativi, nel caso in cui si intenda pronunciarsi contro questi tre argomenti occorre votare sì. Il quesito sul legittimo impedimento, promosso dall'Italia del valori, si pronuncia contro la possibilità del presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri stessi di invocare il legittimo impedimento a comparire in un'udienza penale in veste di imputati, nel caso in cui l'udienza sia in concomitanza con altri impegni istituzionali. Nel caso in cui la presidenza del Consiglio ritenga che gli impegni siano di tipo continuativo, il giudice è tenuto a rinviare il processo a udienza successiva. L'estensione massima del legittimo impedimento in tale caso è di 6 mesi e non influisce sul corso della prescrizione del reato, il legittimo impedimento è inoltre legge retroattiva. I promotori del referendum ritengono che tutto ciò leda l'articolo 3 della Costituzione che prevede che la legge sia uguale per tutti, e che nel periodo di sospensione dei processi il Premier abbia la possibilità di influire sul loro corso tramite leggi ad personam. Il quesito sul nucleare si pronuncia contro il ritorno all'utilizzo di questo tipo di energia e la costruzione di nuove centrali sul territorio nazionale. I due quesiti sull'acqua pubblica, promossi dai Comitati referendari 2 sì per l'acqua bene comune, riguardano le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e la determinazione delle tariffe del servizio idrico che devono tener conto del guadagno che i privati pretendono per avervi investito capitali. I promotori dei quesiti perseguono le finalità di fermare la privatizzazione della gestione dell'acqua e i profitti ai privati che ne deriverebbero, tenuto conto che l'acqua sia un diritto fondamentale e non una merce. V. C.

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