Il Tirreno

Prato

Il prof bacchettato dal giudice

Le indagini sono state fatte dal Nucleo tributario della Finanza
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Le indagini sono state fatte dal Nucleo tributario della Finanza

Si faceva portare i documenti a casa con l'auto di servizio dell'Università: severa censura della Corte dei conti

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PRATO. Nell'epoca delle mail, di Skype, dei social network, due professori universitari, anziché usare uno di questi mezzi (o anche più banalmente un fax), si facevano portare a domicilio i documenti sulle riunioni del consiglio di amministrazione o del Senato accademico. Per questo sono stati sonoramente bacchettati dalla Corte dei conti, che li ha condannati a risarcire il danno, vale a dire le spese sopportate dall'ateneo per l'auto di servizio e l'autista.  Si tratta di Walter Bernardi, pratese, preside della facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Siena, nella sede distaccata di Arezzo, e del suo predecessore Camillo Brezzi. E' stata un'inchiesta per peculato e abuso d'ufficio attivata dalla Procura di Siena e affidata al Nucleo di polizia tributaria della Finanza a far scattare gli accertamenti della sezione regionale della Corte dei conti.  Secondo i giudici contabili «l'uso dell'autovettura per il trasporto a domicilio di documentazione non trova giustificazione nel regolamento specifico», quello approvato dall'Università di Siena (oltre che nel buon senso). I giudici hanno poi fatto notare che altri docenti si facevano mandare la documentazione tramite corriere Dhl, con costi del tutto ordinari.  Per questo il professor Camillo Brezzi è stato condannato a rifondere all'Università di Siena 903 euro, oltre alla rivalutazione monetaria, mentre il professor Walter Bernardi ha aderito alla "proposta monitoria" del presidente della Corte, una sorta di patteggiamento che gli consente di pagare la sanzione in misura ridotta.

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