Il Tirreno

Prato

I negozi non attraggono la Beste

Giovanni Santi con Ilaria Bugetti, accanto il convegno
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Giovanni Santi con Ilaria Bugetti, accanto il convegno

L'azienda di Cantagallo, 43 milioni di fatturato, illustra le proprie strategie

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PRATO. Un fatturato di 47 milioni di euro, oltre 3 milioni di metri di tessuto l'anno venduti (a un costo medio di 10,5 euro) e 140 dipendenti: sono questi i numeri del Gruppo Beste dati dal socio Giovanni santi all'Antia (Associazione nzionale tecnici professionisti del sistema moda), venerdì in visita alla società di Cantagallo, con una delegazione di buyers di importanti aziende italiane. Ai vertici dell'azienda figurava fino a poco tempo fa anche il fratello Luca Santi, che a marzo ha lasciato il suo ruolo di direttore finanziario per seguire un'altra strada. «E' stata una scelta di mio fratello per intraprendere un percorso più vicino alle sue aspirazioni professionali - dice Giovanni Santi - non sappiamo ancora cosa andrà a fare, intanto sta continuando a lavorare per noi come consulente».  Nel pomeriggio, il gruppo si è trasferito al Museo del tessuto per un convegno sul tema "Una soluzione di eccellenza, il servizio a 360º". «E' importante far conoscere ai clienti che da tanti anni comprano a Prato la nostra realtà industriale - commenta Santi - Beste nasce nel 93 con un approccio di tipo commerciale, trasformandosi nel 2001 da azienda tessile "converter" in una realtà industriale a tutti gli effetti. Pochi anni dopo, nel 2005, ci siamo fusi con una confezione di Empoli perché sentivamo l'esigenza di allungare la filiera. Ad oggi, non ci sono altre iniziative in programma. Il nostro intento, adesso, è soprattutto quello di consolidare la produzione di tessuto e insistere sulla divisione abbigliamento per allargare il più possibile la varietà delle proposte e acquisire nuovi clienti».  Giovanni Santi esclude, al momento, che da parte dell'azienda ci sia l'intenzione di fare ulteriori passi nel percorso di avanzamento di filiera: «Una cosa è realizzare i capi, un'altra è venderli - puntualizza - per ora siamo fermi al secondo step (quello della confezione) e intendiamo restarci. Fare il passo successivo significherebbe aprire i negozi e investire in pubblicità, una decisione molto importante che non ho intenzione di prendere: così come è difficile realizzare i tessuti, lo è altrettanto realizzare i capi e ancora di più venderli». Se dal lato della produzione la filiera si è allungata, da quello del servizio si è accorciata, come evidenziato da Alessandro De Luca, direttore acquisti di Dolce & Gabbana.  «Nel caso di Beste tutta la filiera è concentrata nell'azienda e questo permette a noi clienti di ridurre i tempi di attraversamento - spiega il direttore acquisti di Dolce & Gabbana - qui troviamo competenze particolari e la capacità di rispondere ai nostri problemi con prodotti molto specializzati, come il capospalla sportivo». Oltre al marchio D&G, di recente l'azienda di Cantagallo ha avviato rapporti anche con Cris Conf spa, società che produce il marchio d'abbigliamento Pinko.

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