Sicurezza
Arti visive e rock legati a doppio filo
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Sopra Mike Jagger a destra Untitled 1982 di Haring Quarant'anni di storia: da Jagger a Basquiat, da Bowie a Wegman
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PRATO. «Sono davvero felice di vedere i frutti di questo impegnativo periodo del nostro museo sulla stampa nazionale- commenta il presidente del Pecci, Valdemaro Beccaglia - la mostra "Live! l'arte incontra il rock" sta uscendo sulle più importanti testate nazionali, come anche tutta l'attività della sede milanese per la prossima Biennale di Venezia, allestita anche al museo. Live sarà sicuramente un evento che attirerà visitatori, soprattutto giovani, da tutta Italia». Ma ecco un'anticipazione di "Live! L'arte incontra il rock", curata da Luca Beatrice e Marco Bazzini, dove viene raccontato come la storia dell'arte contemporanea e la storia del rock siano andate di pari passo contribuendo alla costruzione dell'universo culturale degli ultimi quarant'anni. Arti visive e musica, nel tempo incrociate e sovrapposte dando vita a un panorama coerente e unitario, sono infatti accomunate nella dimensione della performance, di volta in volta con i contorni di una mostra o di un concerto. Live! propone una lettura parallela e originale di alcuni di questi grandi eventi attraverso l'esposizione di dipinti, sculture, installazioni, videoclip, artworks, LP, opere grafiche, fotografie, riviste e film. Il percorso parte dal 1969, anno dell'ultima storica esibizione live dei Beatles "Welcome to the Show!" sul tetto della casa discografica Apple. E' l'anno di Woodstock, del Flower Power, della diffusione delle utopie e della loro stessa caduta resa evidente dal concerto dei Rolling Stones a Altamont, finito in tragedia con la morte di quattro ragazzi. Nello stesso anno Harald Szeemann cura When Attitudes Become Form la prima importante mostra che apre universalmente le nuove frontiere dell'arte contemporanea. Nel 1972 i Pink Floyd scelgono l'anfiteatro romano a Pompei per un concerto a porte chiuse che denuncia la volontà di rimpossessarsi di una natura lontana per invaderla pacificamente con la propria creatività, quello che fa Robert Smithson due anni prima con la sua Spiral Jetty, opera simbolo della Land Art resa nota dalle fotografie di Gianfranco Gorgoni. Ma i Settanta sono anche gli anni della nascita e della morte di Ziggy Stardust, l'emblema della rockstar, un "cantante rock di plastica" come lo definiva il suo creatore/attore David Bowie, allo stesso tempo metafora dell'uomo contemporaneo con tutte le sue insicurezze e le sue fragilità. Nel 1973 Achille Bonito Oliva organizza la mostra Contemporanea, dove decade definitivamente l'idea di genere, ed invita tra gli altri Urs Lüthi, che lavora sul proprio corpo in modo non lontano da come opera David Bowie: tra performance artistica e rappresentazione teatrale. Nello stesso periodo si registrano anche le sperimentazioni elettroniche di artisti come Nam June Paik che appare in un video mentre suona con Joseph Beyus, segno di una contaminazione tra generi diversi: il rock non è più il solo protagonista della scena. Alla fine degli anni Settanta con il Punk i Sex Pistols dimostrano che non è necessario saper suonare per essere star. Allo stesso modo alla pittura non è più chiesto di essere studio e ricerca di bellezza, ma può diventare anche una "Bad Painting". La mostra omonima ospitata nel 1978 al New Museum di New York vede esposti i lavori di artisti che rifiutano le regole della prospettiva, usano colori chiassosi e una tecnica dilettantesca come nelle opere di William Wegman. Negli anni Ottanta si diffonde una nuova voglia di leggerezza e un edonismo che trova nella pittura figurativa un suo sbocco naturale. Qui l'Italia è davvero protagonista. Con Aperto'80, la sezione della Biennale di Venezia riservata ai giovani artisti, si afferma la Transavanguardia che vede tra i suoi protagonisti Sandro Chia e Nicola De Maria, presenti anche in "Live!" Sono gli anni del postmodernismo in architettura, del tendone circense di Renato Zero e quelli nei quali tornano finalmente a suonare in Italia i "big" stranieri, prima tra tutti Patti Smith: tocca a lei, già nel 1979, rompere il silenzio imposto dagli anni della paura del terrorismo con due storici concerti a Bologna e Firenze. Anche Bob Marley si esibirà in Italia, allo Stadio San Siro, in uno dei suoi ultimi concerti. A New York nello stesso periodo diventano famosi come vere rock star artisti del calibro di Jean-Michel Basquiat e Keith Haring. Gli anni Novanta sono aperti da Vasco Rossi che nel concerto allo Stadio di Milano interpreta una nuova intimità che chiude "tutto il mondo fuori". Comincia anche il periodo degli unplugged, il più importante è quello dei Nirvana nel 1993, della musica colta di Bjork, che si troverà a collaborare con l'artista Matthew Barney.
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