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Toscana economia

«Basta attaccarci I nostri soldi sono per Marcolana»

Ilenia Reali
Andrea Barontini e il direttore di Fidi Toscana Ricciardi
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Andrea Barontini e il direttore di Fidi Toscana Ricciardi

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PRATO. «La famiglia Barontini non ha messo un euro né nella Mabro né nella città del tessuto. E, solo quando verrà fuori, che metteremo capitali in altre società ci potranno dire qualcosa. I ritardi nei pagamenti che abbiamo con i fornitori e con i dipendenti di Marcolana dipendono dalla crisi che tutti i lanifici come il nostro hanno vissuto». L'imprenditore Andrea Barontini è irrefrenabile.  Il punto di partenza sono i ritardi nei pagamenti del lanificio di famiglia ai dipendenti e ad alcuni fornitori. E le voci critiche del distretto davanti alle contemporanee "acquisizioni" della confezione grossetana e del progetto "città del tessuto". «Per quanto riguarda la città del tessuto - sottolinea Barontini - è un'idea. Un progetto in cui le istituzioni hanno creduto e hanno deciso di finanziare emettendo prestiti obbligazionari trasformabili in azioni. Nostra è l'idea e Marcolana ci parteciperà come potranno fare tutti i lanifici che lo vorranno. Abbiamo avuto quest'idea e la stiamo portando avanti: non può esserci fatta una colpa per questo. La famiglia Barontini i propri soldi li ha messi in Marcolana e lo può vedere chiunque dai bilanci. Per Mabro siamo i partner industriali: le istituzioni e Fidi Toscana hanno trattative aperte per trovare quelli che sono gli investitori finanziari. Per ora non ci sono e stanno aiutando quell'impresa, con cautela, gli istituti di credito».  Per Barontini l'accusa di non pagare i suoi lavoratori e distogliere i soldi in altri progetti è vissuta come infamante. «Siamo l'unico lanificio che negli ultimi 5 anni non ha licenziato nessuno. Dei colleghi che hanno chiuso le imprese e sono diventati immobiliaristi nessuno dice niente. E' profondamente ingiusto questo atteggiamento: stiamo portando avanti con tutte le nostre forze il lanificio e in più usiamo la testa per un progetto che può aiutare il distretto. Noi viviamo come gli altri le difficoltà di chi per riscuotere i propri crediti impiega anche 10 mesi».  Andrea Barontini spiega i ritardi nei pagamenti di Marcolana con difficoltà di liquidità determinate dall'asimmetria tra entrate e uscite. «Una situazione comune a tutti i lanifici che fanno il nostro prodotto. Abbiamo pezze consegnate a settembre e che ancora non abbiamo riscosso. E si tratta di clienti con cui lavoriamo da 20 anni non di acquirenti improvvisati».  Barontini è anche convinto che la situazione sia destinata a cambiare. «Da gennaio tutto il distretto sta avendo un recupero della capacità contrattuale e quindi abbiamo ordini con pagamenti certi. Questo ci aiuterà, noi come gli altri, a riequilibrarci. Per questo stiamo tenendo con i dipendenti che, per noi, sono come parte della famiglia: se i numeri ce lo consentiranno continueremo altrimenti saremo costretti a prendere provvedimenti e faremo, niente di più, di quello che hanno fatto gli altri fino ad oggi e di cui ci siamo sempre guardati dal commentare qualunque decisione». «Se alla fine le nostre idee si riveleranno giuste o meno - conclude Barontini - lo dirà il tempo. Non è colpa nostra però se i nostri progetti sono stati creduti e finanziati. Basta sparare su Marcolana. Non c'entra niente né con Mabro nè con Mida, la società che segue la città del tessuto».

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