Il Tirreno

Prato

I ragazzi però le prove dell’Invalsi le hanno eseguite senza lamentele

Test alle superiori, è polemica

Miriam Monteleone
Ragazzi delle superiori durante una lezione
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Ragazzi delle superiori durante una lezione

Presidi e insegnanti: «Aggrava il lavoro senza retribuzione»

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 PRATO. Da quest'anno anche gli alunni delle superiori dovranno cimentarsi nei test di valutazione dell'Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di Istruzione e Formazione).  Le prove - tutte a risposta chiusa e al momento previste solo per l'italiano e la matematica - nelle seconde classi degli istituti superiori, si sono tenute lunedì, anche se sui test gli insegnanti e i presidi hanno sollevato qualche polemica di natura logistica e sindacale.  I ragazzi, però, li hanno svolti senza fare troppe domande, qualcuno anche tirando via.  In particolare, docenti e dirigenti si sono interrogati sulla effettiva utilità dei test lamentando inoltre una mancata retribuzione per quei docenti che devono somministrarli e correggerli.   «Le prove dell'Invalsi, da quest'anno, sono diventate obbligatorie anche negli istituti superiori - spiega Ivo Regoli, preside del Livi- e come tutte le scuole anche noi le abbiamo svolte regolarmente. Le polemiche sono nate sia per ragioni strategico- politiche sia in merito alla questione dei compensi, su cui si sono scaldati i sindacati. Questi test sono in via di sperimentazione, da quando sono stati proposti nelle scuole dell'obbligo hanno subìto diverse modifiche. Certo è che per i docenti si tratta di un lavoro ulteriore non retribuito. I test vanno corretti per preparare delle griglie da inviare all'Invalsi, lo scopo è quello di fornire alle scuole uno strumento di autovalutazione e di confronto sulla base di livelli di preparazione nazionale».  «I test si sono svolti in tutta tranquillità - fa sapere il preside Emilio Sisi dell'Ipsia Marconi - qualche alunno ha preferito restare a casa, ma a maggio le assenze sono anche un po' fisiologiche. Non sono nate polemiche».  Ma c'è anche chi si è lamentato sui tempi e sulle modalità dei test.  «Ci hanno mandato i test senza i moduli di correzione - incalza invece il professor Buffone, vice preside del Gramsci Keynes - noi come le altre scuole li abbiamo svolti, anche se molti insegnanti hanno giustamente fatto notare che questi test non fanno altro che aggravare la situazione già penalizzante dei docenti. E' giusto testare il livello di preparazione dei nostri ragazzi, solo che dovrebbe essere l'agenzia che propone i test a preoccuparsi dei riscontri. La questione è stata presa a cuore anche dai sindacati».  La federazione Gilda Unams di Prato e Pistoia ha già scritto ai giornali per sottolineare il proprio dissenso verso la qualità e l'utilità dei test Invalsi.  Entro la fine della settimana i test saranno effettuati anche nelle scuole dell'obbligo del territorio, come è avvenuto negli ultimi anni.

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