Il Tirreno

Prato

Il talento ormai raro delle ricamatrici

Ba. Bu.
Due abitini (sopra) e altri ricami (a destra) delle sorelle Mochi
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Due abitini (sopra) e altri ricami (a destra) delle sorelle Mochi

«Questo mestiere si tramanda e purtroppo sta scomparendo»

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 PRATO. Biancheria per la casa e capi d'abbigliamento ricamati a mano da due generazioni di artigiane, in possesso di abilità e competenze in mestieri che rischiano l'estinzione. Le sorelle Silvia e Cristina Mochi hanno imparato a impreziosire i tessuti con lavorazioni speciali dalla loro zia, a capo di un'impresa fino al 1997, finché le due nipotine, cresciute - professionalmente parlando - sotto la sua ala, non sono diventate abbastanza brave da rilevare l'attività. «La nostra è una piccolissima azienda formata da me, mia sorella e una dipendente - spiega Cristina - nella sede di Poggio a Caiano, organizziamo la produzione e, di volta in volta, ci appoggiamo a ricamatrici esterne e molto esperte per lavorare i capi».  Lini, cotoni e sete lavorati con straordinaria manualità da artigiani che propongono prodotti personalizzati e realizzati su richiesta. «Anche se lavoriamo sul programmato, nel giro di una quindicina di giorni siamo in grado di soddisfare la richiesta di un cliente - continua l'imprenditrice - i nostri prodotti portano la nostra etichetta e si possono acquistare direttamente nei negozi o in azienda, dove effettuiamo la vendita diretta al pubblico». Non si tratta di grandi numeri, la produzione è limitata, complici la particolarità delle creazioni e la crisi, che ha colpito un po' tutti, inibendo i consumi. Tuttavia, «nella moda c'è un ritorno di questo stile - fa notare Mochi - molto elegante, e nell'abbigliamento da neonato, quasi intramontabile».  Alle due imprenditrici, preoccupa soprattutto la difficoltà del ricambio generazionale delle ricamatrici. «I giovani non sono interessati a imparare questo mestiere, per cui serve tanta pazienza - dice - inoltre, anche se tutti possono imparare a farlo, quello che fa la differenza è il talento, perché saper ricamare è come dipingere: la manualità è un dono di natura».  Ci vogliono anni per imparare a realizzare una pettorina a "punto smock" come si deve, ma la soddisfazione, come garantiscono le sorelle Mochi, ripaga di tutta la fatica. «Bisogna ammettere che non è un lavoro come tutti gli altri - continua Cristina - è prima di tutto un sapere, che si tramanda di generazione in generazione, al quale non si riesce a dare il giusto valore se non si è respirata tutta la tradizione che ci sta dietro. Temo che quando non ci sarà più nessuno in grado di portarlo avanti, questo mestiere scomparirà dall'Italia, e tutta la produzione, come in parte sta già succedendo, sarà trasferita all'estero, dove la manodopera costa assai meno».

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