La manifestazione
I giovani e il Risorgimento Terzo Premio: Eleonora Cioni
I giovani durante il Risorgimento: giovani ben diversi da quelli di oggi, in tutti i sensi. Non avevano tempo di fare la maggior parte di quello che facciamo noi, e nemmeno gli strumenti o i mezzi. Erano ragazzi che vivevano in un periodo difficile
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I giovani durante il Risorgimento: giovani ben diversi da quelli di oggi, in tutti i sensi. Non avevano tempo di fare la maggior parte di quello che facciamo noi, e nemmeno gli strumenti o i mezzi. Erano ragazzi che vivevano in un periodo difficile, ma non per questo esitarono a far sentire la loro voce, mediante la quale sono riusciti a formare l’Italia nella quale abitiamo adesso, la stessa Italia che amiamo, che acclamiamo e che esaltiamo oggi, finalmente unita nella fatidica data 17 marzo 1861. In Italia, il movimento nazionale era diviso in due correnti: liberal-moderata e democratica. Idee e visioni politiche differenti, ma che hanno portato all’esistenza della nazione italiana. Ci sono vari personaggi di rilievo, ovvero i principali patrioti italiani: Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861), sostenitore delle idee liberali, dei movimenti nazionali e dell’espansione del Regno di Sardegna, spesso in contrasto con il condottiero Giuseppe Garibaldi (1807-1882), repubblicano con simpatie socialiste; Giuseppe Mazzini (1805-1872), figura di spicco del movimento dell’universo democratico italiano; Vittorio Emanuele II (1820-1878), primo re d’Italia che si guadagnò l’appellativo di “Padre della Patria”; Goffredo Mameli (1827-1849), capitano dell’esercito di Garibaldi del 1848 ed autore dell’attuale inno italiano.
Ecco i protagonisti più rinomati di questo periodo. Anche loro sono stati fanciulli ed è proprio nel periodo della giovinezza che hanno iniziato a coltivare le idee che li hanno portati a farsi ricordare nella storia italiana. Ad esempio, Mazzini, nel 1826, a soli 21 anni, entrò a far parte della “Carboneria”, società politica italiana fondata su valori patriottici, mentre fondò la “Giovine Italia” a 26 anni, associazione politica autofinanziata nata a Marsiglia nel 1831, secondo la quale il futuro Stato-nazione italiano “deve essere uno Stato unitario, repubblicano e democratico”. Basata secondo i principi di libertà, indipendenza e unità, l’obbiettivo fondamentale è dunque quello di costituire una repubblica unitaria e democratica, che possiede organismi centralizzati. Desidera che la sua associazione prepari un’insurrezione militare contro gli Stati già esistenti in Italia: nel 1833 venne progettato il primo, fallito però a causa dell’infiltrazione di spie della polizia; nel 1834 ce ne fu un secondo a Genova, dove collaborò, nonostante la giovane età, Giuseppe Garibaldi. Si riscontra quindi, fin da ragazzo, il suo desiderio di lottare per creare una nuova nazione migliore di quella esistente, il sogno di trasformarla in una repubblica democratica unitaria. Invece Mameli partecipò all’esposizione del tricolore per festeggiare la cacciata degli austriaci nel 1846. Garibaldi, affascinato fin da giovanissimo da Mazzini, era pronto a combattere e navigare pur di seguire la sua vocazione di avventuriero, partecipando infatti all’insurrezione a Genova. Quando si parla della storia, siamo abituati a parlare di eroi, uomini che hanno fatto grandi cose.
Ma non ci sono soltanto questi personaggi maschili: anche le donne erano presenti in quel periodo, anche le donne hanno partecipato e dato un contributo, al quale viene però data minor importanza. Molti non sanno che le figure femminili impegnate per lo sviluppo di questa Italia furono numerose: si dimostrarono forti, coraggiose, con idee e progetti da portare avanti, al pari degli uomini. Erano scaltre, furbe e determinate. Anche loro parteciparono attivamente: Giuditta Tavani Arquati (1830-1867), figlia di un difensore della Repubblica Romana, partecipò al movimento clandestino di patrioti che cercò di liberare Roma dal dominio papale nel 1867; Anna Grassetti Zanardi (1815-1896), infermiera mazziniana; Giorgina Craufurd Saffi (1827-1911), anch’essa ardita mazziniana. Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871), figura poco raccontata, meriterebbe la stessa considerazione che viene data a Mameli o Garibaldi. Fu editrice di giornali rivoluzionari, giornalista e scrittrice, condivise l’ideale di un’ Italia libera e unita di Mazzini. Si unì al suo movimento a Roma, nei mesi della Repubblica, e lavorò giorno e notte negli ospedali durante l'assedio della città, creando le "infermiere" laiche. Negli ultimi anni fondò un giornale, l’”Italie”, destinato a pubblicizzare la politica italiana in Europa. Pubblicò il saggio “Della presente condizione delle donne e del loro avvenire”, dove conclude con queste parole: “Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!” Mediante queste poche righe, si riesce a capire come le donne sono da sempre state umiliate, considerate inferiori agli uomini e, di conseguenza, poco ascoltate. Magari sarebbero state capaci di migliorare il loro lavoro e in qualche situazione di evitare determinate conseguenze, mettendo in pratica quello che avevano potuto apprendere. Anche loro c’erano in questo periodo, anche loro hanno potuto dar voce ai loro pensieri: Cristina di Belgiojoso ne è un esempio chiaro e lampante, grazie al quale rimarranno impressi nelle menti non solo “eroi uomini” ma anche “eroine”.
Le personalità nel Risorgimento sono tantissime, impossibile citarle tutte. Ognuna di queste sopra riportate sono state giovani ed hanno operato da tali. Non pensavano a cosa indossare la sera per uscire, a cercare di mantenere la linea, ad andare a scuola, al calcio o ad altri sport, anche perché non c’erano le possibilità. La maggior parte dei giovani, nel ventunesimo secolo, a 20 anni sono ancora a casa con i genitori, magari studenti dell’università, magari già lavoratori. A soli 20 anni, a quei tempi, i giovani lottavano per vivere, ogni giorno, cercavano di farsi venire delle idee, ma non per dei semplici progetti scolastici: per andare avanti, per avere una possibilità di formare una nazione migliore per loro e per le persone che sarebbero venute dopo, per riuscire a portare avanti gli ideali nei quali credevano, per i quali avevano una passione ardita. Erano pronti addirittura alla morte. Chiedetelo ad un giovane di oggi se è pronto a morire. Vi risponderà sicuramente che ha ancora tutta la vita davanti e che è troppo presto. Siamo tutti d’accordo su questo, ma quei grandi personaggi e quei giovani, cosa dovevano fare allora? Vivevano nella costante paura di lasciare questo mondo, specialmente coloro che partecipavano attivamente o erano soldati in battaglia. Erano davvero pronti a morire? Eccome se erano pronti a morire: erano pronti a sacrificarsi per riuscire a creare una società più giusta, per creare questa Italia di oggi, per realizzare un sogno. Non a caso, Mameli, nel suo inno, scrisse: “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò.” Il nostro inno italiano, sono queste le parole che fanno dell’Italia la nazione che è oggi, sono queste le parole di un giovane con un amore smisurato per la sua terra.
Eleonora Cioni
IV° Scientifico
Convitto Nazionale Statale Cicognini
Ecco i protagonisti più rinomati di questo periodo. Anche loro sono stati fanciulli ed è proprio nel periodo della giovinezza che hanno iniziato a coltivare le idee che li hanno portati a farsi ricordare nella storia italiana. Ad esempio, Mazzini, nel 1826, a soli 21 anni, entrò a far parte della “Carboneria”, società politica italiana fondata su valori patriottici, mentre fondò la “Giovine Italia” a 26 anni, associazione politica autofinanziata nata a Marsiglia nel 1831, secondo la quale il futuro Stato-nazione italiano “deve essere uno Stato unitario, repubblicano e democratico”. Basata secondo i principi di libertà, indipendenza e unità, l’obbiettivo fondamentale è dunque quello di costituire una repubblica unitaria e democratica, che possiede organismi centralizzati. Desidera che la sua associazione prepari un’insurrezione militare contro gli Stati già esistenti in Italia: nel 1833 venne progettato il primo, fallito però a causa dell’infiltrazione di spie della polizia; nel 1834 ce ne fu un secondo a Genova, dove collaborò, nonostante la giovane età, Giuseppe Garibaldi. Si riscontra quindi, fin da ragazzo, il suo desiderio di lottare per creare una nuova nazione migliore di quella esistente, il sogno di trasformarla in una repubblica democratica unitaria. Invece Mameli partecipò all’esposizione del tricolore per festeggiare la cacciata degli austriaci nel 1846. Garibaldi, affascinato fin da giovanissimo da Mazzini, era pronto a combattere e navigare pur di seguire la sua vocazione di avventuriero, partecipando infatti all’insurrezione a Genova. Quando si parla della storia, siamo abituati a parlare di eroi, uomini che hanno fatto grandi cose.
Ma non ci sono soltanto questi personaggi maschili: anche le donne erano presenti in quel periodo, anche le donne hanno partecipato e dato un contributo, al quale viene però data minor importanza. Molti non sanno che le figure femminili impegnate per lo sviluppo di questa Italia furono numerose: si dimostrarono forti, coraggiose, con idee e progetti da portare avanti, al pari degli uomini. Erano scaltre, furbe e determinate. Anche loro parteciparono attivamente: Giuditta Tavani Arquati (1830-1867), figlia di un difensore della Repubblica Romana, partecipò al movimento clandestino di patrioti che cercò di liberare Roma dal dominio papale nel 1867; Anna Grassetti Zanardi (1815-1896), infermiera mazziniana; Giorgina Craufurd Saffi (1827-1911), anch’essa ardita mazziniana. Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871), figura poco raccontata, meriterebbe la stessa considerazione che viene data a Mameli o Garibaldi. Fu editrice di giornali rivoluzionari, giornalista e scrittrice, condivise l’ideale di un’ Italia libera e unita di Mazzini. Si unì al suo movimento a Roma, nei mesi della Repubblica, e lavorò giorno e notte negli ospedali durante l'assedio della città, creando le "infermiere" laiche. Negli ultimi anni fondò un giornale, l’”Italie”, destinato a pubblicizzare la politica italiana in Europa. Pubblicò il saggio “Della presente condizione delle donne e del loro avvenire”, dove conclude con queste parole: “Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!” Mediante queste poche righe, si riesce a capire come le donne sono da sempre state umiliate, considerate inferiori agli uomini e, di conseguenza, poco ascoltate. Magari sarebbero state capaci di migliorare il loro lavoro e in qualche situazione di evitare determinate conseguenze, mettendo in pratica quello che avevano potuto apprendere. Anche loro c’erano in questo periodo, anche loro hanno potuto dar voce ai loro pensieri: Cristina di Belgiojoso ne è un esempio chiaro e lampante, grazie al quale rimarranno impressi nelle menti non solo “eroi uomini” ma anche “eroine”.
Le personalità nel Risorgimento sono tantissime, impossibile citarle tutte. Ognuna di queste sopra riportate sono state giovani ed hanno operato da tali. Non pensavano a cosa indossare la sera per uscire, a cercare di mantenere la linea, ad andare a scuola, al calcio o ad altri sport, anche perché non c’erano le possibilità. La maggior parte dei giovani, nel ventunesimo secolo, a 20 anni sono ancora a casa con i genitori, magari studenti dell’università, magari già lavoratori. A soli 20 anni, a quei tempi, i giovani lottavano per vivere, ogni giorno, cercavano di farsi venire delle idee, ma non per dei semplici progetti scolastici: per andare avanti, per avere una possibilità di formare una nazione migliore per loro e per le persone che sarebbero venute dopo, per riuscire a portare avanti gli ideali nei quali credevano, per i quali avevano una passione ardita. Erano pronti addirittura alla morte. Chiedetelo ad un giovane di oggi se è pronto a morire. Vi risponderà sicuramente che ha ancora tutta la vita davanti e che è troppo presto. Siamo tutti d’accordo su questo, ma quei grandi personaggi e quei giovani, cosa dovevano fare allora? Vivevano nella costante paura di lasciare questo mondo, specialmente coloro che partecipavano attivamente o erano soldati in battaglia. Erano davvero pronti a morire? Eccome se erano pronti a morire: erano pronti a sacrificarsi per riuscire a creare una società più giusta, per creare questa Italia di oggi, per realizzare un sogno. Non a caso, Mameli, nel suo inno, scrisse: “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò.” Il nostro inno italiano, sono queste le parole che fanno dell’Italia la nazione che è oggi, sono queste le parole di un giovane con un amore smisurato per la sua terra.
Eleonora Cioni
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