Il Tirreno

Prato

Sei su dodici trovano lavoro "ai fornelli"

 Valentina Ceccatelli
Sei su dodici trovano lavoro "ai fornelli"

Successo del corso per addetto alla ristorazione per i più giovani

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 PRATO. "Ai fornelli" da i suoi frutti: il corso che ha permesso a 12 ragazzi di avere la qualifica professionale di addetto ai servizi ristorativi, diploma di secondo livello, si è concluso solo pochi giorni fa e già 6 ragazzi su 12 hanno trovato lavoro nelle aziende in cui hanno fatto lo stage: «Certo, la maggior parte solo il fine settimana - dice Roberto Paganelli, preside del Datini, la scuola che ha ospitato il corso - ma tutti iniziano così». I 12 ragazzi, provenienti da varie scuole pratesi e ancora in obbligo formativo, sono stati contattati tramite la Fil e la provincia ha stanziato 73.000 euro: «E' un corso in cui abbiamo creduto -. Spiega Ambra Giorgi, assessore provinciale a formazione e lavoro - ci siamo resi conto che in questo ambito ci sono ancora possibilità di occupazione e, soprattutto, per la prima volta un corso del genere è rivolto ai minorenni. In questo modo recuperiamo l'abbandono scolastico, che a Prato raggiunge il 20%. In Toscana è il 17 e la media nazionale è del 19: non è un primato di cui andare fieri».  Delle 900 ore del corso, una bella fetta mettevano la pratica al primo posto, con stages effettuati in vari locali della città: «Prima ero iscritto al Rodari - spiega Mihai Ciappi - ma mi sono reso conto che non andava. Questo corso è stato molto utile: ho fatto lo stage al Pepe nero, in cucina, e mi sono reso conto che impari moltissimo anche solo guardando, e capisci come organizzarti». Tutti i ragazzi sono appena maggiorenni o quasi, come Gianluca Tintori che, invece, viene dal Marconi e ha fatto lo stage in un catering: «Ho imparato come si fa a stare nel mondo del lavoro e incontrato gente davvero ottima. La cucina è un'arte che, come tutte le arti, richiede un minimo di improvvisazione». Anche Carmine La Bella ha fatto lo stage nella stessa azienda di Gianluca: «Prima ero al Marconi - dice - poi ho saputo del corso tramite la Fil e mi sono iscritto». Alessio Napoli frequentava il Datini, indirizzo alberghiero: «Ho fatto lo stage a Chocolat, in centro: ho capito cosa vuol dire lavorare e ho sinceramente rimpianto la scuola. A parte gli scherzi, ho incontrato davvero delle belle persone, che mi hanno insegnato cosa significa essere alle prime armi: ho lavato i piatti, aiutato in cucina, ho imparato ad organizzarmi». Kristyana Cekaj frequentava il Datini prima di iscriversi al corso "Ai Fornelli", ed ha fatto lo stage all'Art Hotel, vicino al museo Pecci: «La scuola non mi piaceva - spiega - avevo sbagliato indirizzo. Quella del corso invece è stata davvero una bella esperienza».  Se la pratica è stata fatta in vari locali, per la teoria il Datini ha aperto le porte dei suoi laboratori: «Serve sempre un po' di teoria - dice il preside Paganelli - ci si deve sempre aggiornare, altrimenti ti limiti a sbucciare le patate. Con questo diploma, non sono cuochi: iniziano adesso la carriera di cuochi. E si deve sempre stare al passo coi tempi».

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