Sicurezza
L'intreccio nasconde opere d'arte
Maria Lardara
Marianna e i suoi cesti nati dai ramoscelli della Calvana
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Sono mani che intrecciano, modellano, danno forma di oggetto a ciò che più di anonimo sembra donare la natura all'uomo. Sono mani che trovano una piccola miniera di tesori lungo le rive della Marina, spesso sconosciuta, tra i boschi della Calvana lungo il versante che dalla Carraia di Calenzano guarda verso Prato: dai flessibili bastoncini di salice a quelli verdi dell'ulivo, dai residui lignei dal castagno passando per la vitalba. Non si riposano mai le dita di Marianna Baldasseroni: s'incurvano, s'insinuano tra i bastoncini di alberi e arbusti, plasmano tanti canestri artigianali, meraviglia più unica che rara.
Le creazioni della cestaia della Calvana, sessantenne montemurlese venuta a vivere qui, in un'incantevole colonica di proprietà dei marchesi Pancrazi e sperduta in mezzo al verde, mutano secondo l'ispirazione del momento: da un intreccio di fili possono nascere un tagliere per formaggi, un portacandele, un festone per decorare il camino, un cesto porta biancheria oppure un contenitore per la frutta o per le uova, magari impreziositi con uno stelo di lavanda o rosmarino. Quello con cui si presenta agli ospiti per la nostra visita, Marianna lo ha riempito con delle fette di torta profumata al limone sfornata da poco. I profumi sono anche quelli delle rose e dei garofani che incorniciano l'abitazione. Hanno qualcosa di speciale le sue ceste: le trame intessute a mano sono tutte regolari, trasudano ore e ore di lavoro.
Con l'arte dell'intreccio Marianna non riuscirebbe a campare: vive con la pensione di Paolo, il marito ex operaio della rifinizione Vignali, che si è fatto contagiare dalla moglie in questo mestiere. «Faccio i fondi, ma l'estro ce lo mette lei», ironizza il marito. Quando dieci anni fa lasciarono Montemurlo, colsero al volo l'occasione di trasferirsi in questo paradiso sul cucuzzolo della montagna. «Qui ci sono gli olivi e i salici - fa notare Marianna -, il materiale che mi serve per lavorare è tutto a portata di mano. Prima andavo a recuperarlo sul torrente Bagnolo, ora è un'altra storia.
Sulla soglia di casa, s'intravedono decine di cesti e cestini su rustici scaffali. Una produzione di nicchia con un suo risvolto etico, «in cui non si getta via niente della natura», come fa ben notare Cristina Cozzi, pioniera dei Gruppi d'acquisto solidale a Prato (Gas) che periodicamente organizza per Marianna dei corsi di formazione: i segreti di quest'arte, che la donna apprese da giovane da un maestro fiorentino, vengono così trasmessi a piccoli gruppi di appassionati, per farne una pratica che si tramanda di generazione in generazione. «Amo definirmi un'artigiana, non un'artista. Diciamo che tutto ciò che si muove con le mani mi affascina», puntualizza con una discreta dose di umiltà Marianna.
Vale la pena arrampicarsi fin quassù, dove l'orologio del tempo sembra essersi fermato, per scoprire saperi e mestieri antichi custoditi nei meandri della montagna sopra Prato: lo sa bene chi di tanto in tanto viene a fare visita a Marianna perché dei suoi cesti originali non può fare a meno. Roba che la grande distribuzione può solo sognarsi. Ci sono tanti turisti che l'hanno scoperta durante uno di quei mercatini cui Marianna partecipa una volta al mese, come la terza domenica in piazza Santo Spirito a Firenze. Lei, la cestaia della Calvana, intreccia le sue piccole opere d'arte (il cestino più piccolo costa 10 euro) in vista di questo appuntamento mensile.
Non è uno scherzo riunire mazzi di rametti e arbusterelli. Che vanno puliti e sistemati in magazzino e tenuti all'umido nelle vasche per lavorare meglio il legno. Marianna e Paolo hanno organizzato una sorta di magazzino sul retro della colonica. La fantasia dell'artigiana penserà poi al resto.
Le creazioni della cestaia della Calvana, sessantenne montemurlese venuta a vivere qui, in un'incantevole colonica di proprietà dei marchesi Pancrazi e sperduta in mezzo al verde, mutano secondo l'ispirazione del momento: da un intreccio di fili possono nascere un tagliere per formaggi, un portacandele, un festone per decorare il camino, un cesto porta biancheria oppure un contenitore per la frutta o per le uova, magari impreziositi con uno stelo di lavanda o rosmarino. Quello con cui si presenta agli ospiti per la nostra visita, Marianna lo ha riempito con delle fette di torta profumata al limone sfornata da poco. I profumi sono anche quelli delle rose e dei garofani che incorniciano l'abitazione. Hanno qualcosa di speciale le sue ceste: le trame intessute a mano sono tutte regolari, trasudano ore e ore di lavoro.
Con l'arte dell'intreccio Marianna non riuscirebbe a campare: vive con la pensione di Paolo, il marito ex operaio della rifinizione Vignali, che si è fatto contagiare dalla moglie in questo mestiere. «Faccio i fondi, ma l'estro ce lo mette lei», ironizza il marito. Quando dieci anni fa lasciarono Montemurlo, colsero al volo l'occasione di trasferirsi in questo paradiso sul cucuzzolo della montagna. «Qui ci sono gli olivi e i salici - fa notare Marianna -, il materiale che mi serve per lavorare è tutto a portata di mano. Prima andavo a recuperarlo sul torrente Bagnolo, ora è un'altra storia.
Sulla soglia di casa, s'intravedono decine di cesti e cestini su rustici scaffali. Una produzione di nicchia con un suo risvolto etico, «in cui non si getta via niente della natura», come fa ben notare Cristina Cozzi, pioniera dei Gruppi d'acquisto solidale a Prato (Gas) che periodicamente organizza per Marianna dei corsi di formazione: i segreti di quest'arte, che la donna apprese da giovane da un maestro fiorentino, vengono così trasmessi a piccoli gruppi di appassionati, per farne una pratica che si tramanda di generazione in generazione. «Amo definirmi un'artigiana, non un'artista. Diciamo che tutto ciò che si muove con le mani mi affascina», puntualizza con una discreta dose di umiltà Marianna.
Vale la pena arrampicarsi fin quassù, dove l'orologio del tempo sembra essersi fermato, per scoprire saperi e mestieri antichi custoditi nei meandri della montagna sopra Prato: lo sa bene chi di tanto in tanto viene a fare visita a Marianna perché dei suoi cesti originali non può fare a meno. Roba che la grande distribuzione può solo sognarsi. Ci sono tanti turisti che l'hanno scoperta durante uno di quei mercatini cui Marianna partecipa una volta al mese, come la terza domenica in piazza Santo Spirito a Firenze. Lei, la cestaia della Calvana, intreccia le sue piccole opere d'arte (il cestino più piccolo costa 10 euro) in vista di questo appuntamento mensile.
Non è uno scherzo riunire mazzi di rametti e arbusterelli. Che vanno puliti e sistemati in magazzino e tenuti all'umido nelle vasche per lavorare meglio il legno. Marianna e Paolo hanno organizzato una sorta di magazzino sul retro della colonica. La fantasia dell'artigiana penserà poi al resto.
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