Il Tirreno

Prato

La scuola si chiude a riccio e abbraccia Cloe

 Alessandra Agrati
La casa della tragedia
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La casa della tragedia

«E' importante che gli amici le stiano vicini» spiega la psicologa che la segue

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 PRATO. «La scuola intesa come alunni, corpo insegnanti e personale non docente ha fatto il massimo per fronteggiare questa tragedia». Flavia Pezzuoli, la psicologa del Copernico che ha dovuto dire a Cloe della morte di sua madre sottolinea ancora una volta, come aveva fatto ieri il vicepreside Riccardo Rossi, l'importanza del gioco di squadra. «In questo momento - continua la dottoressa - è necessario che gli amici di sempre le stiano vicino con affetto sincero, senza forzare la situazione, naturalmente la strada per elaborare un lutto così grande sarà per la ragazza molto difficile e faticosa». Intanto al Copernico la vita è ricominciata, Cloe è a scuola, sempre contornata dai suoi amici che si danno il cambio per starle vicino, non partecipa ovviamente alle lezioni, ma l'istituto è un ambiente protetto dove si sente al sicuro. Anche chi non la conosce, soprattutto gli alunni del biennio, hanno un comportamento rispettoso nei suoi confronti, tanto che è molto difficile strappare qualche commento. «Non la conosco - spiega un'alunna di prima - ma la notizia mi ha colpita parecchio». I suoi amici invece preferiscono non commentare, anche loro hanno un compito importante, quello di proteggere Cloe, e lo stanno facendo con il massimo impegno. «L'aiuto esterno - spiega Pezzuoli - è fondamentale soprattutto in questo momento, ma bisogna comportarsi in modo naturale». Infatti qualcuno prima di condividere con Cloe il dolore ha dovuto farsi coraggio per sé, magari anche piangendo.  Venerdì mattina fuori dalla presidenza erano tanti i ragazzi con gli occhi rossi, sconvolti davanti a tanto orrore. Ma anche il personale non docente ha avuto i nervi saldi, cercando di filtrare telefonate, collaborando in pieno con le forze dell' ordine, sempre nel rispetto del dolore. Anche gli insegnanti, che solo qualche giorni fa hanno perso una collega, si sono stretti intorno a Cloe, in modo discreto e silenzioso.  «Oggi ho intravisto Cloe al bar della scuola - racconta un allievo di quinta - la conosco di vista e non mi sono avvicinato, ma avrei voluto veramente trasmetterle tutto il mio affetto. Mi sono trattenuto perché il mio comportamento non venisse scambiato per piaggeria».  Non solo al Copernico, ma anche fuori, negli ambienti frequentati dai ragazzi l'argomento principale è la tragedia che ha colpito questa famiglia. «Frequento un'altra scuola - mi sembra di avere visto Cloe a qualche festa - spiega una studentessa del Datini - ma ieri sera non sono riuscita a dormire, non riesco a capacitarmi di come un padre possa uccidere la madre dei propri figli». Cloe ha frequentato le scuole elementari De Andrè, è arrivata dalla Sicilia e ha un anno in meno rispetto ai suoi compagni di classe.

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