Il Tirreno

Prato

La mia vita parallela fatta di storie fantasy

Valentina Ceccatelli
In alto, i libri di fantasy e il modellino del veliero
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In alto, i libri di fantasy e il modellino del veliero

«La realtà non è brutta, ma sono felice quando scrivo e invento»

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 PRATO. Martina ha 25 anni, una laurea in lettere antiche, una magistrale a breve e una stanza dove i muri sono rosa. «Ma non mi piacciono: in realtà dovevano essere di un altro colore, più scuro». Fortuna allora che un'intera parete sia coperta da una libreria, così il colore non si vede. «Parecchi sono fumetti, soprattutto giapponesi, si leggono da destra verso sinistra: forse è per questo che vedo la vita al contrario rispetto a come dovrebbe essere. Li tengo vicino alla scrivania perché mi piace averli sottomano anche mentre studio: ogni tanto ne apro uno e lo rileggo».  Non ci sono solo fumetti: sulla scrivania, quasi nascosto fra appunti e quaderni, c'è un computer portatile: «Li dentro c'è la mia vita: senza non farei nulla! Una volta l'ho dimenticato in treno: sono stati attimi di panico puro. Un signore che mi conosce l'ha trovato e me l'ha riportato, ma la cosa incredibile è successa alla stazione: ho chiesto se gli fosse arrivato un computer, e mi è stato risposto: scusi, ma lei se trova un computer cosa fa?». E quindi? «E quindi gli ho risposto che di sicuro non l'avrei portato a loro, a quel punto. Uso il computer per scrivere la tesi, il mio libro e vedere film sul letto. Ho anche la televisione, ma è inutile: in pratica uso il lettore dvd come uno stereo».  Il tuo libro? «E' un fantasy un po' vecchio stile, alla Tolkien. Adesso vanno di moda cose un po' più gotiche». Vampiri che brillano al sole e via dicendo? «Sì, cose di questo tipo: non mi piacciono. L'idea è nata al liceo, ma ho riscritto tutto da capo: mi piace creare personaggi, farli interagire e farli crescere psicologicamente. Ho spedito il libro a parecchie case editrici e spero che me lo pubblichino, ma non sono disposta a pagare come fanno in molti. È un mio sogno nel cassetto, se non mi andrà bene, cercherò di realizzare gli altri. La cosa positiva è che ne ho parecchi».  Legata al libro è anche la penna sulla scrivania, con scritto "Da Estelin". «Estelin è una delle protagoniste del mio libro: in treno ho incontrato una ragazza che le somigliava moltissimo, e poi l'ho ritrovata a una festa. A costo di passare per pazza mi sono presentata, era come ritrovarsi davanti il mio personaggio. Abbiamo fatto amicizia, e mi ha regalato la penna».  Il fantasy non è solo qui, la libreria è piena di libri. «Mi piacciono i romanzi fantasy e quelli di fantasia, come i racconti di Roald Dahl. Anche i libri che parlano della realtà mi piacciono, ma preferisco gli altri». Quindi come vede il mondo chi ama racconti di questo genere? «Il mondo non è brutto, ma a volte ci si sente più felici leggendo di cose che non esistono. Leggo, scrivo, disegno e riesco a divertirmi anche da sola, facendo cose che nella vita reale non potrei fare: quando sarò vecchia e sicuramente farò meno baldoria con gli amici, avrò sempre la consolazione del mio mondo immaginario. In pratica vivo due vite: quando sono in treno spesso non penso alla mia, ma a quella dei miei personaggi: vivo in due mondi invece che in uno solo, ed è una cosa solo mia, forse se coinvolgessi qualcuno mi piacerebbe meno, come quando ascolto la musica», i dischi dei Pink Floyd e dei Genesis ne sono la prova, insieme al ritratto di De Andrè.  I disegni sono un altro elemento che la fa da padrone. «Mi piacerebbe fare l'illustratrice, questa stanza è piena di matite e pennarelli. Sul quaderno di storia greca ci sono 10 draghi: li ho disegnati tutti a lezione. Diciamo che mi annoiavo». Ci sono i vestiti appena comprati per il nuovo spettacolo con la compagnia teatrale "Effetti collaterali", perline per realizzare gioielli e un galeone in miniatura: un tre alberi chiamato "Victory" che batte bandiera inglese: «E' la mia fissazione per i pirati, volevo farne un fumetto ma forse ne farò un libro».  Attaccato all'armadio, fa bella mostra di se un acchiappasogni colorato («non riesco mai a ricordare i sogni che faccio, e sono la massima ispirazione per le mie storie; vorrei scriverle subito appena mi sveglio, ma me le dimentico»), mentre vicino alla scrivania c'è il pupazzo di un cammello con la bandiera belga al collo: «Canto in un gruppo che si chiama Cammelli belgi, ho parecchi hobby. La vita in sé, fatta di doveri ed obblighi, non è il massimo: il lavoro è necessario, ma se non hai cose da fare al di fuori di esso sei morto. Se non le facessi sarebbe come se non dormissi, sono necessarie: sono una specie di bohèmienne intrappolata nella vita di una persona normale».

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