Il dolore
La figlia più grande di Desirè ha appreso la notizia mentre si trovava in classe al liceo Copernico
I compagni le hanno fatto scudo
Alessandra Agrati
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Sopra il liceo Copernico frequentato dalla figlia diciassettenne di Desirè Zumia. A destra la palazzina di via Firenze 123 dove è avvenuto lomicidio-suicidio Il vicepreside ha subito chiesto l'intervento della psicologa della scuola
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PRATO. La notizia della morte della madre la figlia diciassettenne di Desirè l'ha appresa a scuola, al liceo linguistico Copernico dove frequenta la terza. Come d'abitudine prima delle otto è uscita da casa. Ieri era una giornata particolare in quanto lo sciopero generale della Cgil forse avrebbe regalato ai ragazzi qualche ora libera. Invece verso le 10 la tragedia, per caso il babbo di un compagno della ragazza passa da via Firenze e si accorge che qualcosa non va: auto dei carabinieri, vigili del fuoco e ambulanza della Misericordia davanti al numero 123. Avverte immediatamente la scuola. «Contemporaneamente - spiega il vice preside del Copernico Riccardo Rossi - i carabinieri si sono rivolti al Provveditorato per dare la notizia impedire alla ragazza di tornare a casa. A questo punto la notizia viaggiava alla velocità della luce, quindi, in attesa di rintracciare la psicologa della scuola, ho dovuto isolare la classe. Non è stato facile ma ci sono riuscito con la collaborazione di tutti». Quando è arrivata la psicologa la ragazza è stata chiamata in presidenza dove le è stata data la notizia. «Ha chiesto di poter restare con i suoi amici - continua Rossi - così insieme alla dottoressa sono restati in classe, poi la ragazza è andata a casa di un'amica». Nel pomeriggio è arrivata una zia da Gallarate, a Prato la famiglia non aveva parenti stretti. Ed è probabile che sia questa parente, sorella della mamma, che si prenderà cura delle due figlie di Desirè almeno finché non ci sarà un pronunciamento del tribunale dei minori. «La ragazza - ha spiegato Rossi - mi è sembrata, relativamente alle circostanze, abbastanza serena, la scuola in questo momento è un ambiente protetto che può aiutare ad elaborare il lutto». Per spiegare meglio il concetto il vicepreside ha usato una metafora sportiva. «Come quando un giocatore di rugby viene placcato tutti i compagni gli fanno scudo, così ci dobbiamo comportare noi per arginare le ferite». La psicologa si è poi trattenuta con alcuni compagni per spiegare il giusto comportamento di fronte ad una così grande tragedia. E nei prossimi giorni saranno proprio loro, amici e amiche della ragazzina, ad avere il compito di starle vicine per aiutarla a superare questa pagina dolorosa della sua vita.
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