Attenzione
«Avrebbe meritato la galera»
Paolo Nencioni
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Lincidente in cui perse la vita Simone Pacini Morto senza risarcimento, l'amarezza della sorella dopo la sentenza
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PRATO. «Sapevamo che quella donna la galera non l'avrebbe fatta, ma un po' se la sarebbe meritata. In quasi due anni non è venuta nemmeno a chiederci scusa». Marzia Pacini, sorella di Simone, morto l'8 luglio 2009 scontrandosi in moto con un Suv privo di assicurazione, è amareggiata per la condanna a un anno e otto mesi, per lei fin troppo mite, inflitta alla conducente. Simone Pacini, falegname di 41 anni, stava tornando a casa a Migliana dopo il lavoro quando si scontro con un Mitsubishi Pajero condotto da Anna Maria Fedi. «In questi mesi ho lottato soprattutto per mio padre - racconta Marzia Pacini - che sta tirando avanti con la pensione. Questa cosa ci ha cambiato la vita e quella donna (la conducente del Suv, ndr) non si è mai fatta avanti, anche tramite altre persone, per dirci una parola o farci delle offerte concrete di risarcimento, anche se credo che i soldi non le manchino». Quella del risarcimento è una delle note dolenti della vicenda. Non essendo assicurato il mezzo che ha provocato l'incidente, la famiglia della vittima non ha ricevuto alcun indennizzo. Ora il giudice Angela Fantechi, come chiedeva l'avvocato di parte civile Michela Galardini, ha disposto un risarcimento provvisionale di 120.000 euro, relativamente alto rispetto a quelli che vengono di solito concessi, ma non si sa ancora se è immediatamente esecutivo (a patto che la controparte abbia le risorse) o se bisognerà attendere altri anni. Intanto gli amici di Simone Pacini stanno organizzando un moto raduno in sua memoria che si terrà il prossimo 5 giugno con partenza da piazza del Mercato Nuovo. Per informazioni ci si può rivolgere ad Andrea Tovoli (tel. 328-8091191). Anche per Tovoli, amico d'infanzia di Simone, il mancato risarcimento ai parenti è «un'ingiustizia».
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