Proteste
Limputata rischiava il carcere ma ha ottenuto la sospensione condizionale. I parenti della vittima non hanno visto un euro
Morte senza risarcimento, mite condanna
Paolo Nencioni
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Lincidente che costà la vita a Simone Pacini Un anno e otto mesi alla conducente del Suv non assicurato che provocò l'incidente
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PRATO. Provocò un incidente mortale mentre era al volante di un Suv privo di assicurazione, non ha risarcito il danno e rischiava seriamente di finire in carcere, ma il giudice è stato tutto sommato clemente e così l'imputata se l'è cavata con una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, ottenendo la sospensione condizionale della pena. Questo l'esito del processo che si è svolto ieri mattina davanti al giudice dell'udienza preliminare Angela Fantechi nei confronti di Anna Maria Fedi, accusata di omicidio colposo in relazione alla morte di Simone Pacini, un falegname di 41 anni residente a Migliana (Cantagallo) che finì i suoi giorni la sera dell'8 luglio 2009 sul viale Fratelli Cervi mentre tornava a casa in moto dopo una giornata di lavoro. Pacini andò a sbattere contro il Mitsubishi Pajero condotto da Anna Maria Fedi e morì praticamente sul colpo. Un tragico incidente come purtroppo ne capitano tanti, se non fosse per due particolari: primo, i vigili urbani accertarono che il fuoristrada aveva fatto una pericolosa inversione a U sul viale superando la doppia striscia che divide le corsie; secondo, il mezzo era oltretutto privo di assicurazione, scaduta nel febbraio di quell'anno e mai rinnovata. Una circostanza estremamente delicata, quest'ultima, che conferma un fenomeno di cui ci siamo occupati recentemente, quello dell'altissimo numero di auto e moto che circolano in città senza copertura assicurativa. In molti casi si tratta di conducenti stranieri, ma come si vede nemmeno gli italiani sono immuni. Ugo Fanti, avvocato difensore della conducente del Mitsubishi Pajero, ha chiesto più volte il patteggiamento della pena (due anni con la condizionale), ma la Procura lo ha sempre negato per la regola secondo la quale lo si concede solo in presenza di un risarcimento, che in questo caso non c'è stato. Il difensore ha ottenuto comunque dal giudice la celebrazione del processo con rito immediato, condizionato all'espletamento di una perizia sulla velocità dei mezzi. E la perizia dell'ingegnere Sergio Molta ha stabilito che la moto di Pacini procedeva a circa 100 chilometri all'ora, ben oltre il limite che c'è su viale Fratelli Cervi, e dunque che c'è stato un concorso di colpa. Il pubblico ministero Eligio Paolini ha chiesto una condanna a tre anni (partendo da una pena base di 4 anni e mezzo senza le attenuanti generiche), mentre il giudice si è fermato a un anno e otto mesi, disponendo un risarcimento provvisionale di 120.000 euro a favore del padre di Pacini. La sorella invece se la dovrà vedere in sede civile e i nipoti sono stati esclusi. Nessuno ha ancora visto un euro.
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