Sicurezza
Asili nido privati a rischio
Ilenia Reali
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Bimbi giocano in un asilo nido I costi alti e i tagli ai contributi fanno boccheggiare le coop
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PRATO. L'asilo nido è sempre più un lusso per molte famiglie. Ma non solo. Lo è anche per molte cooperative. I tagli al sociale fanno alzare le rette per quei genitori che non arrivano a prendere i contributi (sempre più risicati) e in un servizio, dove i costi di gestione sono altissimi, traballano anche le imprese che si occupano dei bambini. L'allarme per una situazione che sembra destinata solo a peggiorare lo lancia Sandro Malucchi, sindacalista della Cgil, che da un'analisi dei bilanci delle cooperative è emerso che quelle lavoratrici che si occupano di infanzia sono in perdita. Solo quelle coop che offrono anche servizi diversi riescono a galleggiare coprendo i mancati ricavi del settore con quegli spiccioli che avanzano dall'assistenza agli anziani e ai portatori di handicap. Una situazione destinata a non reggere anche perché per il 2012 sono attesi dal Governo ulteriori sforbiciate ai fondi. Quest'anno la Regione lasciando invariati i contributi ha permesso ai Comuni, grazie a una politica di risparmio irripetibile negli anni a venire, di mantenere i livelli attuali ma in futuro pare scontato non potrà essere così. Lo dicono i numeri che vanno a colpire trasversalmente amministrazioni sia di destra sia di sinistra. «Non mi aspettavo che la situazione fosse così grave - commenta Malucchi - perché le cooperative stanno già bruciando il patrimonio accumulato in passato e partono con un 2010 che già non ha dato redditività al servizio dei nidi. A fronte di rette che non possono essere aumentate, costi che seppur altissimi non hanno margini di manovra senza l'aiuto dello Stato i rischi per il futuro di queste cooperative sono altissimi. Per ora c'è chi regge spalmando gli utili di altri servizi sui nidi ma si sa già che anche per l'assistenza agli anziani, ad esempio, ci sarà un nuovo giro di vite. E noi stiamo già da un anno firmando casse integrazioni in un settore che finora era estraneo a questo tipo di provvedimento». Il rischio è alto perché i servizi in perdita rischiano di essere tagliati e l'assistenza alla persona che finora aveva contribuito ad assorbire i posti persi nel tessile non sarà più in grado di farlo. «L'unica soluzione - commenta - oltre a un cambiamento radicale delle politiche nazionali e cercare di accorpare gli asili nido in modo da poter redistribuire i costi. E inoltre si dovrebbe cercare di ridiscutere il modello di esternalizzazione di quei servizi fondamentali per la comunità. Perché a rischio sono i nidi ma anche gli investimenti sugli anziani: sull'assistenza domiciliare ci sono già 180 domande inevase».
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