La manifestazione
Violenza sessuale sulla cliente
Paolo Nencioni
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La violenza sarebbe avvenuta nello studio dei tatuaggi Dura condanna a un tatuatore per le molestie a una diciottenne
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PRATO. Se davvero è stato solo un equivoco, come ha sostenuto l'imputato davanti ai giudici, l'incomprensione è costata molto cara a Paolo Sorelli, 41 anni, titolare di un noto studio di tatuaggi alla fine di via Garibaldi. Ieri il tatuatore è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale su una ragazza all'epoca appena maggiorenne e condannato a cinque anni di reclusione, oltre a un risarcimento di 50.000 euro da liquidare alla giovane. Una sentenza pesante arrivata al termine di un processo che era iniziato in seguito alla denuncia della ragazza, nel maggio 2008. Alla richiesta del pubblico ministero Eligio Paolini (6 anni) si è associato l'avvocato di parte civile, Gaetano Mari, mentre i difensori Gaetano Berni e Valentina Orvieto hanno sostenuto la tesi secondo la quale la ragazza sarebbe stata consenziente, come ha detto fin dall'inizio l'imputato. I fatti risalgono al 2 maggio 2008, quando la giovane, che aveva compiuto 18 anni da pochi giorni, decise di farsi un tatuaggio su un braccio e andò nello studio di via Garibaldi insieme a una compagna di scuola. Da questo momento le versioni divergono in maniera inconciliabile. Secondo la diciottenne il tatuatore cominciò a farle delle pesanti avanches, l'avrebbe baciata sul collo e poi, una volta rimasto da solo con lei nello studio, avrebbe allungato le mani nelle parti intime. La compagna di scuola ha riferito in Tribunale di aver soccorso l'amica in lacrime e di aver capito che era successo qualcosa. Sorelli la racconta in un'altra maniera, dice che la ragazza gli aveva fatto capire di essere disponibile, tanto che avrebbe accettato anche un appuntamento per andare a pranzo di lì a pochi giorni. Sta di fatto che la diciottenne, subito dopo essere uscita dallo studio di via Garibaldi, si precipita in Questura e il giorno dopo formalizza la sua denuncia contro il tatuatore. Iniziano le indagini della polizia e la Procura si convince che qualcosa è successo davvero. Nel frattempo l'allora fidanzato della ragazza, figlio di un noto amministratore locale, va a chiedere spiegazioni in via Garibaldi ma non ottiene soddisfazione. Paolo Sorelli viene rinviato a giudizio e il processo si svolge a porte chiuse. L'imputato continua a sostenere che è stato tutto un equivoco. Per avvalorare la sua ricostruzione, i suoi difensori hanno fatto notare che la ragazza non fuggì dallo studio, ma pagò la prestazione e pochi minuti dopo tornò perché aveva dimenticato un maglione. Secondo il pubblico ministero, invece, la sofferta testimonianza della ragazza in aula è pienamente credibile ed è sostenuta anche dal racconto dell'amica. Che sia stato tutto un equivoco come sostiene la difesa o una vera e propria aggressione a sfondo sessuale, come hanno concluso i giudici, le conseguenze per la ragazza sono state comunque pesanti: non ha più avuto il coraggio di passare da piazza Mercatale e di lì a poco ha lasciato la città per trasferirsi all'estero con la famiglia.
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