Attenzione
Tanta gente in piazza e un ospite inatteso
◗
Adriano Sofri, inatteso ospite della manifestazione pratese Anche Adriano Sofri sfila nel corteo con i sindacati e ascolta l'intervento finale di Gramolati
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. «Ho scelto di venire a Prato perché qui ho degli amici sindacalisti e poi perché dovevo partecipare a un corteo e qui non venivo da 20 anni. Ne ho approfittato per vedere il Duomo». Adriano Sofri è stato l'inatteso ospite del corteo del Primo Maggio pratese. Proprio nel giorni in cui dalla prima pagina di Repubblica spiegava i motivi dell'importanza della festa dei lavoratori, nel passato e ancor più oggi. Sofri non lo dice ma il suo Primo Maggio pratese è stato frutto anche di una scelta di non andare a Firenze, città caratterizzata da mille polemiche su questa festa. Sofri ha salutato i padroni di casa, il segretario della Cgil Marigolli, la vice presidente della Provincia Giorgi e in silenzio ha sfilato accanto alle centinaia di lavoratori che nella città tessile hanno deciso di non mancare all'appuntamento. Anche se quest'anno, nella città tessile, le fila erano ingrossate dai tanti che un lavoro non ce l'hanno più. La chiusura del comizio è stata affidata, dopo una breve introduzione del segretario Cisl Stefano Bellandi, al regionale Alessio Gramolati. «E' il lavoro - ha detto - che unisce l'Italia e che può aiutare il paese a cambiare. La crisi si batte se si cambia se si fanno dei passi avanti e se si usa la parola libertà non in modo improprio». Poi Gramolati ha posto l'accento sugli errori del Governo, sul fatto che la strada va percorsa insieme alle aziende che vogliono dare lavoro e non approfittarne, alla precarietà, ai giovani. E al sindacato unito che «a Prato ha fatto molte cose come riuscire a dare un sostegno al reddito certo anche a chi il posto di lavoro l'ha perso». I.R.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
