Il Tirreno

Prato

«La nostra sanità perde terreno»

Giovanni Ciattini
«La nostra sanità perde terreno»

L'assessore Mondanelli preoccupato per la "fuga" di pazienti verso Firenze

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 PRATO. Sul malumore dei medici di famiglia, che hanno interrotto le trattative sindacali con l'Asl 4 per il mancato rinnovo dell'accordo sugli ambulatori prolungati, l'assessore alla salute Dante Mondanelli e presidente della Società della salute, preferisce glissare. Però la voglia di esternare la sua preoccupazione per lo stato della situazione della sanità pratese non riesce a contenerla.  «Sono preoccupato - confessa l'assessore-cardiologo - perché mi guardo intorno e scorgo segnali che mi inducono a non essere ottimista. Il primo dato che colpisce è che la quota sanitaria riconosciuta a Prato è sottostimata e non di poco. Rispetto agli utenti veri che accedono ai servizi sanitari ritengo che manchino all'appello almeno undicimila cittadini. Stando molto bassi. Il che significa che a Prato non arrivano 12 milioni di euro». E l'aspetto economico non è marginale neanche nel prosieguo dell'analisi dell'assessore Mondanelli. «Mi giungono voci secondo le quali - aggiunge - l'emodinamica e la cardiologia interventistica, possano essere spostate nell'area ospedaliera di Careggi. Questo sarebbe un pericoloso passo indietro. Non solo, mi risulta che a Radioterapia vi siano lunghe liste d'attesa a causa di un blocco del turn over. E anche in questo si rischia di vanificare una conquista per la quale Prato si è battuta per anni. Oggi invece i pazienti tornano a doversi spostare fuori città. Perché? Non vorrei - ipotizza Mondanelli - che lo si faccia per venire in aiuto di Asl che necessitano di far quadrare i propri bilanci. Anche alcuni pezzi di oncologia potrebbero emigrare».  Detto questo l'assessore Mondanelli sposta l'attenzione sulla questione che lui ritiene il vero problema che occorre affrontare il prima possibile in modo da non restare spiazzati, una volta che il nuovo ospedale ad intensità di cura diventerà operativo: l'assistenza territoriale. «Il cantiere dell'ospedale procede - chiarisce - ma di pari passo non ho la percezione che si porti avanti anche la rete di assistenza territoriale. Come si può pensare ad un ospedale con meno posti letto di quelli attuali senza cautelarsi in tempo? Come si può immaginare di ridurre il tempo di ricovero o i ricoveri impropri se non ci si attrezza fin da ora?». Secondo Mondanelli per ridurre i costi dovuti ai ricoveri ospedalieri sarebbe necessario investire in personale e strumenti tecnologici. «Un medico curante potrebbe anche essere in grado di non mandare in ospedale un paziente se potesse contare su esami in tempi rapidi ma oggi servono 15 giorni per una radiografia urgente - esemplifica l'assessore - e allo stesso tempo c'è da chiedersi se siamo veramente attrezzati per assistere un paziente dimesso dall'ospedale ma ancora bisognoso di cure domiciliari. Ecco, io non ho mai condiviso la filosofia dell'ospedale ad intensità di cura, dove non ci sarà più un primario di riferimento per il paziente ma tanti medici specializzati, ma mi posso anche adeguare. Posso ricordare che il Canada questo modello l'ha già abbandonato, ma tant'è. Soltanto vorrei assicurazioni concrete che non si metta in funzione questo tipo di ospedale senza essersi premuniti di creare le strutture necessarie nel territorio e di dotarle del personale adeguato. Altrimenti si rischia di ripetere l'errore fatto con la legge 180 che impose la chiusura dei manicomi senza però creare alternative».

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